Salta al contenuto principale

Lo sport allena alla libertà

Per approfondire: 
Tempo di lettura: 
4 minuti 11 secondi

«La Carta dei diritti allo sport» è il titolo dei laboratori di Educa, oggi alle 10 e alle 11, a Rovereto. Interverrà Pierpaolo Romani, che con questo intervento ne anticipa i contenuti. 

Il gioco è sinonimo di libertà e divertimento. Per giocare, insieme alla passione, servono le regole e spesso la nostra tendenza è quella di dimenticarci di questo aspetto. Probabilmente perché per molti di noi le regole sono vissute unicamente come obblighi, comandi e divieti piuttosto che come possibilità. Pensando al rapporto tra adulti e bambini, siamo convinti che le regole implichino un rapporto esclusivamente gerarchico. I grandi - genitori e allenatori, ad esempio - dettano le regole, e i piccoli sono obbligati a rispettarle. Dobbiamo cambiare prospettiva, come affermava il grande Robin Williams interpretando il professore Keating nel film l'Attimo Fuggente.

Compito di genitori, insegnanti, educatori e allenatori è quello di aiutare i bambini a trovare la propria strada. Educare è aiutare i bambini e i giovani a trovare la propria unicità. Questo significa individuare i talenti che l'altro ha dentro di sé, accompagnarlo verso la scoperta di queste sue qualità e facilitare la sua autorealizzazione. 

L'Associazione Italiana Calciatori (Aic) ha attivato da circa tre anni un Dipartimento Junior, partendo proprio dalla consapevolezza del valore e del ruolo educativo che può avere lo sport e convinta che la libertà non significhi «fare ciò che si vuole», danneggiando anche gli altri - sul campo e fuori del campo - ma, al contrario, che la libertà sia esercizio consapevole e responsabile di propri diritti e doveri, un qualcosa che va costruito e difeso insieme, agendo in squadra, sulla base di regole condivise e ruoli stabiliti. Proseguendo un questo suo impegno, l'Associazione si è candidata a partecipare all'edizione di quest'anno di Educa per presentare il proprio modello formativo. Un modello che pone al centro i bambini come persone anziché come atleti, che richiama gli adulti sulla necessità di una formazione permanente e sulla disponibilità ad imparare a conoscere, esercitare e trasmettere le competenze di vita individuali e sociali - le famose life skills dell'Organizzazione mondiale della sanità - che mira a promuovere e diffondere una nuova cultura sportiva, fondata sulla creazione di un ponte tra la tecnica di gioco e i principi e i valori che si trovano nella Costituzione italiana e nella Carta dei diritti dei ragazzi allo sport, emanata dall'Onu nel 1992.

Utilizzando un laboratorio educativo e uno specifico modello di allenamento sul campo - chiamato «metodo a fasi» - il modello formativo Aic coinvolge i ragazzi cercando di creare un continuum tra quello che succede sul rettangolo di gioco e quello che succede fuori da esso - collegamento tra obiettivo tecnico ed educativo - associando a specifici gesti tecnici - come ad esempio il passaggio, il portare palla, il dribbling - determinati principi della vita sportiva e quotidiana, come ad esempio la fiducia, la lealtà, la responsabilità. L'obiettivo è quello di contribuire a formare prima che degli atleti, dei cittadini responsabili, persone consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri capaci, di fronte a certe situazioni - si pensi, ad esempio, a cosa significa accettare od opporsi al doping e alle scommesse illecite, vincere impegnandosi e rispettando le regole piuttosto che barando - di scegliere per il bene non solo di se stessi ma anche della comunità sociale e sportiva in cui vivono.

A Educa, il tema «Libertà e regole» verrà affrontato da Aic attraverso la realizzazione di due laboratori educativi, nel corso dei quali sarà presentata e letta la Carta dei diritti dei ragazzi allo sport, soffermandosi sui significati delle parole «diritti», «doveri» e «impegni», anche attraverso l'utilizzo di video che raccontano storie di vita e di sport, in primis di calcio, significative. La metodologia di lavoro adottata si fonda su un costante dialogo con i ragazzi, utilizzando un metodo di carattere induttivo, deduttivo e partecipativo, finalizzato a creare una relazione con loro e a far emergere - nel senso dell'educare, del «tirar fuori» - le loro idee e i loro pensieri, in un costante confronto con gli educatori/allenatori Aic.

L'obiettivo del laboratorio è quello di giungere alla stesura della Carta dei doveri e della Carta degli impegni, vale a dire di un elenco di comportamenti che, in modo condiviso, vengono considerati necessari per garantire diritti, rispetto e libertà, sia nello sport che nella vita di tutti i giorni. Si ragionerà anche di vittoria e di sconfitta e di come, nel gioco e nella vita, non sempre sia utile e necessario accelerare i tempi ma, al contrario, sia utile trovare momenti per rallentare, e fermarsi a riflettere, magari per capire dove e perché si è sbagliato. «Dobbiamo considerare l'errore come un'occasione di apprendimento. Se non si perde, come è naturale che sia quando si gioca, non si ha l'occasione di capire cosa è giusto e cosa è sbagliato. E questo vale anche per la vita di tutti i giorni» ha dichiarato Simone Perrotta, ex calciatore professionista e campione del mondo con la nazionale italiana nel 2006, attuale responsabile del Dipartimento Junior di Aic.

Pierpaolo Romani
Associazione Italiana Calciatori
per cui segue il Dipartimento Junior e l'osservatorio Calciatori sotto tiro

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy