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Leggere la bibbia non è indolore

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La prima celebrazione, nella giornata di ieri, dell’iniziativa voluta da Francesco, e cioè la «Domenica della Parola di Dio» mostra come il messaggio in essa contenuto sia consolazione e guida per la Chiesa ma, in controluce, evidenzia anche come la Bibbia sia giudizio per la comunità cristiana, e appello ad un ravvedimento che spesso tarda a venire.

Gli ebrei ritengono che i libri del Primo Testamento siano rivelati dal Signore; i cristiani, a questi, aggiungono anche i libri del Secondo Testamento. Così hanno sempre creduto le Chiese, ma lungo i secoli  divergente, spesso, è stata la loro interpretazione di quella Parola. Per fare un esempio clamoroso. Papa Leone X, nel 1521, per scomunicare Martin Lutero si baserà sulle parole di Cristo riportate nel Vangelo di Matteo: «Tu sei Pietro… a te darò le chiavi del regno dei cieli; ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e ciò che tu scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Tuttavia, anche il monaco tedesco si baserà sul messaggio evangelico per definire “Anticristo” il papato, con le sue ricchezze. La Chiesa di Roma, inoltre, sottolineò così fortemente il valore della Tradizione da renderla quasi superiore all’autorità della Scrittura. Il Concilio di Trento (1545-63), di conseguenza, renderà difficile, per i semplici fedeli, leggere la Bibbia. E così, fino ai tempi del Vaticano II (1962-65) erano rarissime, in Italia almeno, le famiglie che a casa avessero l’intera Bibbia, di modo che la sera, prima di andare a letto, se ne potesse leggere qualche passo. Sarà l’ultimo Concilio a rovesciare la carte, e a dare rilievo massimo alla Bibbia, che da allora - almeno tendenzialmente - dovrà innervare sia la liturgia che la predicazione e la catechesi.

Tuttavia, mettere la Bibbia nelle mani del popolo cattolico, apre altri problemi: chi la legge, infatti, apprende notizie che non sapeva, o che gli erano sfuggite; o scopre prospettive che mettono in questioni istituzioni ecclesiastiche che si presentano come volute da Cristo, mentre sono semplicemente strutture datate e relative, cioè abbandonabili.

Si celebrano, oggi, i 75 anni dalla liberazione del campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau. La “immane tragedia” (l’olocausto di milioni di ebrei) - così l’ha definita ieri Francesco - fu opera del regime hitleriano; ma non avrebbe potuto crescere in Germania, e in Europa, se una certa predicazione, e una certa e acritica interpretazione biblica, non avesse lungo i secoli sedimentato nella gente “cristiana” un fortissimo sentimento antiebraico e antisemita.

Letta in modo ingenuo, la Bibbia può servire a giustificare aberrazioni; letta nel modo giusto, e comunitario, essa invece è luce nel cammino della Chiesa, ma anche segno di contraddizione, e giudizio per essa. In Germania e in Italia lo dimostrarono quei (pochi) cristiani che ritennero di non poter più cantare il canto gregoriano in chiesa se non avessero levato forte la voce contro il nazi-fascismo. Alcuni furono impiccati. Ma oggi li veneriamo come martiri.

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