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Putin dal papa, l'irrisolto nodo ucraino

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Il dialogo tra Vaticano e Russia farà un passo avanti giovedì quando il papa riceverà Vladimir Putin; ma non ci sono segnali che il capo del Cremlino possa garantire un avvio di soluzione condivisa per il conflitto Russia-Ucraina, che lascia aperta una ferita.

Una ferita che preoccupa assai il pontefice e turba i rapporti tra Santa Sede e patriarcato di Mosca.
Dal 2014, infatti, è in atto un confronto armato tra l'Ucraina e due regioni orientali del paese, russofone, che si sono levate in armi per - esse sostengono - difendere i loro diritti conculcati, ma che Kiev considera invece ribelli e sostenute dalla Russia. Nel marzo di quell'anno, poi, l'esercito russo ha occupato la Crimea che, quindi, è stata annessa a tutti gli effetti alla Russia (alla quale apparteneva fino al 1954, quando il leader sovietico Nikita Khruscëv, che era di origine ucraina, la "regalò" all'Ucraina). Il governo di Kiev continua a considerare "aggressione" quella alla Crimea; L'Unione europea e gli Usa hanno imposto alla Russia, come punizione, sanzioni economiche.

La questione ucraina divide radicalmente anche le Chiese del paese: la neonata Chiesa ortodossa d'Ucraina, autocefala, condanna aspramente la "occupazione" russa della Crimea, mentre più prudente è la (quasi) omonima Chiesa ortodossa ucraina, maggioritaria nel paese, legata a Mosca. Incontrando la settimana scorsa, a Kiev, esponenti delle due Chiese ho constatato che la irrisolta questione politica della Crimea avvelena anche le loro relazioni.
Francesco ricevette Putin, per la prima volta, nel novembre del 2013; e una seconda nel giugno del '15, un anno dopo la vicenda della Crimea. In merito, un comunicato vaticano sui colloqui affermava: il papa ha insistito sulla necessità di "impegnarsi in un sincero e grande sforzo per realizzare la pace. Essenziale anche l'impegno per affrontare la grave situazione umanitaria" (in merito, il papa ha inviato in Ucraina ingenti aiuti per soccorrere la popolazione colpita dal conflitto "a bassa intensità" che, finora, ha provocato più di undicimila vittime).

Su una posizione di dura denuncia della "aggressione" russa vi sono, in prima fila, anche i greco-cattolici ucraini, chiamati "uniati" dagli ortodossi. Ebbene, per il 5 e 6 luglio il papa ha convocato a Roma il loro arcivescovo maggiore, Sviatoslav Shevciuk, con i massimi dirigenti del Sinodo della sua Chiesa, per una valutazione situazione del loro paese. Non sarà un incontro facile, perché la Santa Sede deve muoversi tra il punto di vista di Putin, che nega la "aggressione", e gli "autocefali" e gli "uniati" che quella tesi sostengono. Sullo sfondo rimane il patriarca di Mosca, Kirill, in sostanza allineato alle tesi politiche del Cremlino.
Più facile, forse, sarà il dialogo papa-Putin sul comune impegno per favorire la pace in Medio Oriente e dare una giusta soluzione ai conflitti in atto. Infine, non sappiamo se dopo il 4 luglio sarà più vicino, o più lontano, un invito al papa a visitare Mosca.

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