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La giornata di Dante e le nostre tenebre

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La giornata di Dante la festeggiamo lo stesso. Nonostante il Coronavirus, o proprio per quello. In video passa lo slogan “L’Italia che resiste” e parte la lettura del primo canto del Purgatorio, in cui Dante esce dalle oscurità dell’Inferno.

E si avventura, insieme a Virgilio, verso la salita alla montagna. Verso la luce. Si alternano i visi di un gruppo di ragazzi del “da Vinci”; leggono la Divina Commedia e mostrano una serie di cartelli con messaggi di speranza per tutti noi: “Ce la faremo”, “Si vede la luce”, “Il momento più buio è quello che precede l’alba”. Alla fine del video, prima che i nomi scorrano nei titoli di coda, un’ultima frase: “Dante è l’Italia, l’Italia siamo noi”. Visi e voci sembrano arrivare da lontano, ma è così che facciamo lezione in questi giorni: tenacemente, coi mezzi che abbiamo.

A volte l’audio non arriva, arrivi più forte la volontà. Oggi, 25 marzo, è la prima giornata nazionale dedicata a Dante. Avevamo in mente mille iniziative: lettura nei corridoi, lezioni dedicate. Tante cose il Coronavirus ci ha tolto, ma possiamo ancora leggere insieme.
Avevo lanciato l’idea una settimana fa. La classe virtuale, paradossalmente, rischia di essere più “chiusa” di una classe reale. Il Coronavirus ha portato via gli intervalli fra un’ora e l’altra, e quindi gli alunni che non fanno parte dello stesso gruppo hanno poche occasioni per vedersi. Perché, allora, non creare un gruppo di volontari di sezioni diverse, di anni diversi, al lavoro su un unico progetto? Qualcuno ha aderito subito, altri erano più scettici, alcuni proprio non se la sentivano.

Anche a me, dopo qualche giorno, tutto era sembrato troppo complicato. In questi giorni facciamo fatica a gestire le lezioni e i carichi di lavoro. Abbiamo risposto ad un’emergenza improvvisa, che si sta prolungando nel tempo ma ha ancora i caratteri dell’emergenza. Combattiamo quotidianamente con la connessione che salta, con i computer di famiglia in condivisione. Ad un certo punto mi era venuto meno l’entusiasmo. Lasciamo perdere, ragazzi, avevo scritto a tutte le classi in una mail di prima mattina. I miei figli ancora dormivano, avevo in mano la tazzina del primo caffè e la convinzione che fosse impossibile realizzare qualcosa di più e di diverso dalle lezioni. Ma dopo pochi minuti è arrivata la risposta di una ragazza: «No prof, facciamo il video. Il messaggio che vogliamo trasmettere è importante. In fondo “noi non ci arrendiamo”, no?».

Passano ancora due minuti e lo schermo lampeggia di nuovo. È la mail di un’altra ragazza: «Se dobbiamo dare un messaggio di speranza, non la perda lei per prima». Butto giù l’ultimo sorso. Hanno ragione loro. Rispondo: «Proviamoci, allora». Poco tempo e pochi mezzi, ma oggi siamo qui. C’è da scommettere che la prima giornata di Dante, nell’anno della pandemia, della quarantena per tutti, della lunghissima chiusura delle scuole, ce la ricorderemo per un pezzo; uno dei tanti pomeriggi che abbiamo trascorso chiusi in casa, isolati, ma in tanti a leggere lo stesso canto, come un auspicio. Abbiamo scelto quel punto della Divina Commedia in cui Dante esce dalle tenebre. E faticosamente, con mille paure e mille incertezze, si avvia verso la luce.

 

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