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Cos'è la sindrome metabolica? Una patologia da affrontare seriamente

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Che cos’è la sindrome metabolica? Questa, è la domanda che mi ha posto un paziente la scorsa settimana. Alcuni giorni prima, il signor Franco, che è in cura per ipertensione, si è recato dal suo medico di famiglia per chiedere ragguagli sugli esami del sangue eseguiti qualche giorno prima. Il referto presentava un aumento dei trigliceridi, un lieve rialzo delle transaminasi (gli enzimi del fegato), la glicemia appena sopra i 100 mg/dl ed il suo medico giustamente ha sentenziato che si trattava di una sindrome metabolica e lo ha informato che la miglior cura sarebbe stata una dieta adeguata. La cosa aveva allarmato non poco il signor Franco, e mi diceva che solo a sentir parlare di “sindrome” per poco non gli prendeva un colpo. 

Rassicurato sul fatto che sindrome significa semplicemente: insieme di sintomi che caratterizzano una malattia, si è fatto spiegare per benino le cause della sindrome metabolica, una condizione che oggi interessa circa 1/3 della popolazione italiana. 
La sindrome metabolica è una condizione clinica che è stata riconosciuta solo negli ultimi 40 anni e che in questo periodo ha cambiato anche la definizione, a seconda che si focalizzasse maggiormente l’attenzione sui sintomi o alle cause. Negli anni si è parlato di: sindrome plurimetabolica, sindrome X, sindrome da insulino-resistenza ed anche di sindrome da civilizzazione. Quest’ultima definizione, la meno usata, è quella che sintetizza meglio la vera causa di questa “malattia”: alimentazione abbondante e poco movimento!

L’elemento cardine della sindrome metabolica è l’aumento del grasso addominale, ovvero di quel grasso che sta dentro l’addome, che ne determina la globosità, e che possiamo valutare misurando la circonferenza della vita, rilevata qualche centimetro sopra l’ombelico. Possiamo fare diagnosi di sindrome metabolica quando la circonferenza in vita supera i 102 cm nell’uomo e gli 88 cm nella donna e si associa ad almeno due delle seguenti situazioni: ipertensione, aumento dei trigliceridi, colesterolo Hdl basso o ad una glicemia, sopra i 100 mg/dl. Questa “associazione a delinquere” concorre fortemente a sviluppare le malattie cardiovascolari.

Per l’IDF (la Federazione Internazionale delle Società scientifiche che si occupano di Diabete) i criteri sarebbero ancora più restrittivi. Per porre diagnosi di sindrome metabolica, la circonferenza addominale per gli uomini basta che superi i 94 cm e per le donne gli 80 cm. 
Altre condizioni spesso associate alla sindrome metabolica sono la steatosi epatica (= fegato grasso e aumentato di volume), le apnee notturne, l’iperuricemia (aumento dell’acido urico, che talvolta può portare ad un attacco di gotta) e nelle donne giovani, in età fertile, talvolta si associa alla sindrome dell’ovaio policistico. 

In estrema sintesi, si potrebbe dire che l’elemento che accomuna tutte le manifestazioni della sindrome metabolica è un dismetabolismo notturno dei carboidrati. 
Devo ricordare che tutti gli organi hanno un ritmo circadiano, ovvero hanno una maggior attività in alcune ore del giorno. Il fegato è un organo che, pur non riposando mai, lavora prevalentemente di notte. Il flusso dei nutrienti che noi assumiamo durante il giorno viene convogliato prevalentemente all’attività lavorativa, ma quello che assumiamo a cena viene pressoché totalmente inviato al fegato, il quale si preoccupa di “preparare il materiale” per tutti gli organi per il giorno successivo. Ovviamente una cena abbondante e particolarmente ricca di carboidrati, non essendo smaltibile dall’attività muscolare, andrà a sovraccaricare l’attività notturna del fegato.

E’ abbastanza intuitivo che se noi a cena eccediamo nell’assunzione di amidi e a maggior ragione di zuccheri semplici, una volta digeriti ed assimilati, non potendo rimanere a lungo nel sangue (aumento della glicemia) e non essendo smaltiti dai muscoli perchè di notte riposano, devono essere prontamente rimossi dal circolo ed è il fegato che si incarica di questa operazione. 

Il fegato ha una capacità di immagazzinare circa 100 g di glucosio, sottoforma di glicogeno epatico, che gli servirà per mantenere stabile la glicemia nel corso del digiuno notturno. Quando noi, alla sera, eccediamo con l’assunzione di carboidrati questi verranno rapidamente convertiti in grassi dal fegato. La maggior disponibilità di grassi dentro le cellule epatiche consentirà al fegato di sintetizzare una maggior quantità di trigliceridi e di colesterolo. Ebbene sì anche l’eccessiva produzione di colesterolo potrebbe essere sostenuta parzialmente anche dal consumo di zuccheri e di amidi in eccesso. 
A loro volta i trigliceridi prodotti saranno poi riversati nel sangue (aumento dei trigliceridi), saranno prelevati dalle cellule adipose addominali e qui depositati, alimentando quel grasso viscerale, responsabile dell’aumento della circonferenza della vita. 
Ecco spiegata in estrema sintesi la sindrome metabolica: aumento della glicemia, aumento dei trigliceridi, fegato grasso ed aumento della circonferenza della vita per deposito di grasso dentro l’addome. Il tutto causato da un’eccessiva assunzione di zuccheri serale! Quindi niente dolce dopo cena! 

Come detto, questa catena di eventi negativi, per fortuna, non si sviluppa in tutti, ma solo nei soggetti predisposti, circa un terzo della popolazione.
Il comportamento alimentare nel controllo della sindrome metabolica è determinante, perché è l’elemento cardine su cui ruota tutta la sindrome. Se non si interviene il più presto possibile, a lungo andare, potrebbe essere necessario prendere farmaci per il controllo della glicemia, dei trigliceridi, quelli per l’ipertensione e talvolta anche quelli per ridurre il colesterolo e l’acido urico nel sangue.

Ovviamente un’attività fisica, possibilmente serale, che consentisse ai muscoli di smaltire, almeno in parte, questi zuccheri in eccesso è l’altro elemento indispensabile per combattere la sindrome metabolica.

 

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