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The Watcher Of The Trees: Dario Marconcini racconta il suo nuovo progetto sonoro

“Fireflies in the Wood” è il primo concept album del musicista trentino che si muove fra prog rock e folk

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L’etichetta di “rock progressivo” sicuramente va stretta al nuovo progetto di Dario Marconcini sotto la sigla di The Watcher Of The Trees. Ma il suo primo concept album in queste nuove vesti, “Fireflies in the Wood”, si sta facendo notare anche a livello internazionale fra gli appassionati di prog, grazie al tam tam del web. “The Watcher Of The Trees”, che si traduce con “Il guardiano degli alberi” è il punto d’approdo del musicista di Arco che nella seconda metà degli anni ‘80 faceva parte degli Electric Shields band rock sixties capace di imporsi nei circuiti del genere in Italia ma non solo e poi dei Moonshiners nei territori del folk irlandese.

Marconcini, quali le radici di “Fireflies in the Wood”?

<Inizialmente l’idea era quella di realizzare dei racconti brevi ambientati nel bosco e dedicati ai bambini. Poi ho avvertito un crescente bisogno di tornare alle mie origini e di scrivere canzoni. Ho avuto la percezione di vivere un momento incantato e l’ho accolto come un segnale che mi guidava a descrivere le mie emozioni e sensazioni. Ho cercato di creare un mondo immaginario tra gli alberi e raccontare attraverso i loro occhi la vita degli esseri umani>.

E come ha preso forma?

<Tutto è cominciato tra i boschi. Ho scattato moltissime fotografie agli elementi della natura, ruscelli, foglie, cespugli e soprattutto alberi. Ho trascorso molto tempo nella mia casa di montagna, passeggiando nei boschi silenziosi e lentamente ma con forte energia, i pensieri e le visioni si sono trasformate in musica e canzoni, quelle che nascono dal cuore e crescono giorno dopo giorno grazie ad un attento e minuzioso lavoro di ricerca. A questo punto nel mio piccolo studio ho realizzato dei demo da far ascoltare agli amici musicisti che hanno accettato con entusiasmo di far parte dell’avventura>.

 Qual è il filo conduttore che lega le canzoni?

<Gli alberi. La bellezza del luogo mi ha evocato quel mondo immaginario dove i protagonisti sono gli alberi secolari che osservano gli esseri umani attraversare il loro tempo come piccole luci splendenti e piene di cose meravigliose. L’ho suddiviso nelle quattro stagioni: primavera, estate, autunno ed inverno a rappresentare in forma di metafora le fasi della vita di una persona: infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia. Ogni stagione a sua volta contiene tre canzoni aventi l’arduo compito di descriverla>.

 Si può parlare quindi di un vero e proprio concept album?

<Certamente, l’album descrive l’arrivo nel mondo di un essere umano e lo accompagna in tutte le fasi della sua vita, dalla nascita (entrata nel bosco) fino a giungere alla fine del viaggio (uscita dal bosco), seguendone le vicissitudini e descrivendo i sentimenti che si susseguono nel vivere quotidiano con finale aperto all’interpretazione>.

Come definirebbe il sound di “Fireflies in the Wood”

<In questo lavoro emerge, tutto il mio vissuto musicale mutuato da più di quaranta anni di ascolti di vario genere e di musica attiva composta e suonata. A sottolineare questo gli arrangiamenti e le liriche dei brani sono stati curati minuziosamente, inserendo volutamente citazioni musicali e letterarie ad omaggiare musicisti e scrittori che mi hanno deliziato lungo il cammino. Il disco ha un suono figlio degli anni settanta costruito su delle ballate con influenze progressive e retaggi psichedelici e farcito da un attuale rock alternativo>.

Nel libricino anche un racconto breve: di cosa si tratta?

<Ho ritenuto di inserire un pieghevole con il racconto breve dal titolo “L’albero e la Stella” uno degli scritti che originariamente dovevano far parte della collezione letteraria per bambini a cui mi riferivo in precedenza. Narra la storia di un albero che si innamora perdutamente di una stella. Il mio consiglio è di leggerlo prima di ascoltare il disco>.

 

Da dove la scelta di pubblicare questo disco su un formato fisico in tempi di musica sempre più digitale?

<Aprire un cd rappresenta per me un piccolo rito che faccio da anni. Guardare attentamente la copertina esterna, togliere il nylon, vedere cosa contiene, se ci sono i testi e così via. A questa piccola gioia non potevo sicuramente rinunciare per il mio primo album da solista. Quindi è stato fatto in formato cd con una confezione in cartoncino apribile. In copertina su sfondo nero ci sono quattro alberi con i colori delle stagioni in compagnia di un nugolo di lucciole mentre al suo interno si trova il libretto di sedici pagine con i testi in inglese e traduzione a fianco in italiano>.

 

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