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Strana estate con il meteo impazzito

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Indubbiamente questa è un’estate strana. Il tempo cambia idea così velocemente che le previsioni potrebbero mandarle su Snapchat. La scorsa settimana nel giro di qualche minuto sono passato da un sole tropicale all’essere investito da una grandinata. E non ero ancora uscito di casa. Poi sono andato in città e ho trascorso il pomeriggio a cercare negozi con l’aria condizionata. Mi refrigeravo, poi uscivo ai tropici, e dieci minuti dopo tornavo dentro. Non per il caldo ma per ripararmi dalla tempesta e dalle sedie e tavolini dei bar che volavano ovunque.

Quest’estate ho visto volare di tutto. I baristi più tecnologici hanno il tabellone con l’orario dei voli. Ogni tanto capita qualche volo cancellato, e i clienti per protesta dormono davanti al bancone. Il lato negativo dell’usare i negozi per difendersi dal tempo è che, per non destare sospetti, ogni tanto devi comprare. Io non ho un grande feeling con le commesse. Cioè, una che dice di volerti aiutare e nel contempo vuole venderti qualcosa, creso sia un ossimoro. O mi vendi o mi aiuti, non è uguale. Infatti, nei negozi tengono la musica alta. Non credo lo facciano sempre.

Sono convinto che quando le commesse vedono che sto per entrare, alzano la musica apposta per distrarmi (le commesse percepiscono chi ha un basso sistema immunitario verso di loro). Una volta da Zara mi hanno venduto la tenda del camerino per un cardigan. Me ne sono accorto perché sono rimasto incastrato col bastone e gli anelli. Un’altra volta ho preso una giacca di pelle, e la commessa mi fa «è un po’ rovinata dall’umidità». Ora mi chiedo: come può l’umidità rovinare la pelle? Le mucche non vivono per caso fuori, all’aperto? O anche loro, come me, quando piove si rifugiano nei negozi? «Muuuu! Coraggio entriamo tutte in questa boutique altrimenti ci roviniamo i vestiti, perché stiamo indossando della vera pelle!». E il camoscio di passaggio «Aspettatemi! Vengo anch’io che sono scamosciato!».

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