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Il futuro del Paese è nella vivibilità

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Occorre una seria riscossa sociale, per tutti e da tutti, in questo difficile e complesso frangente culturale e politico soprattutto. Per dare futuro al nostro Paese. Con le idee chiare. Per prenderci cura di tutto ciò che finora si è trascurato o violato. Per osare finalmente il bene comune. Per mettere fuori gioco quel sistema d’incertezza che genera solo miserie di ogni tipo. Mi piace indicare un sentiero, decisivo, legato alla prima parola che ho imparato, appena arrivai nel Molise nel 2008. “La vivibilità”.

Mi piacque subito questa profonda definizione, tante volte poi valorizzata, specie nelle scuole. Penso che sia il vero nome del futuro! Ma “Vivibile” non significa che sia tutto a posto. Anzi. Tanto resta da fare. Significa però che la nostra società ha una sua vocazione ad essere bella e positiva. Così l’ha creata la mano saggia e provvidente del Signore. Così ce l’hanno consegnata i nostri padri. A noi, tocca custodirla, con cura e grazia. Per renderla sempre più bella e “nostra”.
È il messaggio che voglio consegnare ai nostri Politici, specie in questo momento elettorale. Tutto possa ruotare attorno alla parola “Vivibilità”, per un Paese capace di rinnovare il suo tessuto sociale, culturale, naturalistico, politico, economico.

Faccio mie le esortazioni pronunciate di recente da Papa Francesco: «La Politica non è mera arte di amministrare il potere, le risorse o le crisi. La politica non è mera ricerca di efficacia, strategia e azione organizzata. La politica è una vocazione di servizio, è una diaconia laicale che promuove l’amicizia sociale per la generazione del bene comune. L’impegno della Politica è quello di collaborare affinché il popolo torni protagonista della sua storia. Fare politica non può ridursi a tecniche e risorse umane e capacità di dialogo e persuasione; non serve solo questo. Il politico sta in mezzo al suo popolo e lo libera da tutte le forme di povertà, di paura del futuro e di discriminazione».

L’impegno politico, allora, attorno alla parola “Vivibilità”, deve trasformarsi in una grande opera di liberazione. È il motore del cambiamento e della territorialità. È il grande tema pragmatico da porre al centro di ogni programma elettorale. È un progetto che va dipanandosi come principio sociale integrale per una Politica che lo fa sempre più suo, come ideale e piano di lavoro per il rilancio delle città, dei piccoli borghi. Chi viola la Vivibilità  commette un oltraggio collettivo, un’erosione dei valori e della dignità del popolo. Chi afferma che «prima noi e poi tutti gli altri» rende chiuso il Paese. Lo schiavizza nella paura, come si è visto in spiacevoli scenografie populiste, in questi giorni. E le chiusure sono suscitatori di conflitti, di intolleranze, di logiche fallimentari come chi fa il forte coi deboli. Chi porta avanti leggi di presunta sicurezza, basate sulla ostinata cacciata dei migranti con i porti chiusi a gente che scappa con straziante dolore dalla propria terra, costoro non rendono vivibile il Molise. Lo ingannano e lo rendono fragile. Lo privano di futuro e di amicizia collettiva. Perché una terra è vivibile, solo se si respira in essa un’aria di fiducia, di reciproca compartecipazione, di speranza, dove la fraternità è il fondamento di tutto, anche di fronte alle avversità e alle crisi. Mai allearsi con chi esclude! È disumanità questa!

Chi difende la vivibilità e la fonda come base di tutto il cammino politico, favorirà certamente uno sviluppo armonioso delle nostre comunità, per il bene di tutti i cittadini in una lotta sociale sapiente, responsabile, per la piena e comune crescita. Una vera riscossa sociale, che difende il volontariato e cura con gioia il terzo settore. Perché tutti siano felici, abbiano pari dignità e luce davanti ai loro passi.
La Vivibilità è sintesi sociale di cittadinanza attiva, anche a dimensione europea. Il Trentino osi ancora di più questa lungimiranza.
Occorrono motivazioni, prospettive vere, uomini e donne altrettanto veri che trasformano col proprio agire politico la qualità della vita di tutti.
Tre allora i profili-metodo come elementi di orientamento, per una visione di concretezza e di risposta al bene necessario del nostro Paese:

  1. Il tessuto Etico è fondante e di verifica per consolidare una cultura della responsabilità.
  2. Il radicamento Culturale è il potenziamento identitario per reggere ogni tipo di sfidala per valorizzazione del patrimonio.
  3. Il valore Economico deve partire da una riduzione degli sprechi, dalla creazione di strategie occupazionali e da una costante attenzione alle aziende presenti sul territorio rendendolo attrattivo, a partire dalla viabilità. Sostenere col massimo impegno una crescita economica inclusiva e solida, facilitando un’occupazione produttiva per tutto il territorio.


Il futuro ci renda più fratelli, più umani. Il futuro sia decretato dalla buona politica che si fa mano aperta per accogliere, per nutrire, per migliorare la vita di ciascuno, senza calpestamenti di dignità, creando lavoro per tutte le famiglie.

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