Il viaggio

Su una strada infuocata verso una giungla impenetrabile

Il Parco Nazionale di Khao Sok è una delle riserve naturali più antiche del mondo, dall'aspetto primordiale

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18 aprile
 
Muoviamo sul presto con ancora la bellezza delle Similan negli occhi. Lungo la strada stride ancora di più il contrasto tra il ricordo di un luogo incontaminato (come le isole di ieri), che riecheggia nella memoria visiva, e le molte scene di degrado che si vedono lungo le vie di collegamento. Plastica! E ancora plastica, smaltita senza criterio ai bordi delle strade. Bicchieri e bottiglie, molte bottiglie, infiniti bicchieri gettati dagli utenti della strada semplicemente fuori dal finestrino oppure lanciati dagli scooter. Tutto rigorosamente non biodegradabile. Probabilmente i thailandesi sono così abituati a questo scempio che non lo notano più. Così non è raro vedere lungo la via dei coloratissimi piccoli luoghi dedicati al culto dei morti e a pochi passi…il resto.
 
Pazienza, probabilmente ci vorranno anni ma, come per il Vietnam, la sensibilità politica dovrà affrontare questo dilemma. Un’altra contraddizione che abbiamo notato è l’utilizzo, a fini turistici, di alcune specie faunistiche. Mi riferisco alle tigri e agli elefanti in cattività. Per un po’ di denaro di carta, puoi dare da mangiare un casco di banane ad un elefante depresso e da bere un biberon di non so cosa o, addirittura, accarezzare una tigre (palesemente sedata) nei numerosi cosiddetti “Santuari” degli animali. A frotte i turisti occidentali per la foto che ti vendono, magari in una improbabile cornice “Thailand” e che finisce per essere riprodotta già sui social, prima ancora di aver finito di accarezzare il povero animale schiavizzato. Da evitare come la peste!
I macachi invece si divertono ad approfittare dei turisti. Tra primati ci si intende e cadono anche le barriere comunicative, poiché in queste scimmie dalla coda lunghissima si intravedono facilmente i loro sentimenti. Incredibile! Gli sguardi sono gli stessi che hanno i tanti turisti.
Purtroppo alcuni macachi sono alla catena. Sono utilizzati per staccare il cocco dagli alberi, alti anche venti metri.

Thailandia, lungo la terra dei sorrisi - Gallery 3

 
I cani, quelli sì, se la godono. Liberi! Grassocci, il contrario in Vietnam (ma lì sono comunisti), vagano in branco felici intorno alle abitazioni, in cerca di attenzioni o dei rari turisti che in bicicletta osano attraversare il paese poco al limite della stagione delle piogge, da inseguire abbaiando.
Comunque, il bello di portarsi a spasso in bici in questo modo, cioè attraversando anche i luoghi non proprio turistici, fa emergere una visione più obbiettiva di come vive il popolo thailandese.
Abbiamo scoperto che in alcune zone del sud, quelle dell’interno meno turistiche, improvvisamente “spariscono” i 7-Eleven (di solito se ne incontrano ovunque). Che succede? Chiaro! Avventori poveri e pochi turisti fuori dalle zone blasonate. Niente7-Eleven! Così imparano!
Eppure questi spacci sono spesso la salvezza del viaggiatore terrestre fuori rotta convenzionale, quando il caldo supera i 38 gradi con l'umidità al 92%.
È quasi mezzogiorno, neanche una mezza nuvola e la salita è dell’8% o più. Tanto per dire, i thailandesi quando si fermano a bere qualcosa presso i tantissimi chioschi sulle strade non spengono i diesel, per mantenere il fresco alla ripartenza.
Affrontiamo così la famelica salita di Kapong verso la meta: il parco naturale di Khao Sok, iconico sito nel mezzo di una giungla, così fitta che è difficile da immaginare. Pensare ad una sauna finlandese, è pensare ad un luogo fresco. Scherzi a parte, questa volta abbiamo un pochino forzato. Molta della nostra riserva d’acqua ce la siamo buttata sopra la testa… ma non vuole evaporare. La foresta si preannuncia già lungo l’avvicinamento al sito e, quando ci arriviamo che è tardo pomeriggio, ci troviamo quasi in una nuova dimensione. Questo non è proprio un luogo convenzionale: in giro, lungo l’unica infuocata strada centrale di Khao Sok, una folla di giovani con zaini pesantissimi, tipo campo base Himalayano. Ci sentiamo come dei nonni invitati ad una festa di teenager.
 
Troviamo una buona sistemazione e usciamo in cerca di cibo. I cosiddetti “giovani”, molti dalle sembianze nordiche, sono rintanati in locali multischermo tra bigliardi. Uno dei bar ha anche una piscina rock, dove puoi nuotare, bere birra, vedere la tv (Premier League o incontri terribilmente violenti di arti marziali thailandesi), chattare sui social con musica pop a chiodo. Pizzerie! Mah!
 
18 aprile: il Parco
 
Il Parco Nazionale di Khao Sok è una delle riserve naturali più antiche del mondo. Si nota subito l’aspetto primordiale della giungla, che già ci circonda, subito dopo l’ingresso del parco.
Optiamo per un percorso a piedi attraverso la foresta pluviale sempreverde, che si ritiene sia più antica e ricca di biodiversità, addirittura rispetto alla foresta amazzonica. Ci vivono parecchie specie di primati, uccelli e rettili e anche dei branchi di elefanti selvaggi. E di animali ne abbiamo visti e – soprattutto - sentiti tanti; infatti, mentre sulle nostre montagne ti aspetti silenzio, qui regna sublime il “concerto” provocato dai versi degli animali. Più volte ha fatto capolino sulla strada il Varano d'acqua, uno dei rettili più grandi al mondo: può superare tranquillamente i 2 metri di lunghezza.
Sorprendente la vegetazione. Giungla totale. Piante altissime (anche 30/40 metri). Sembra che ogni centimetro, forse millimetro di terreno, ospiti una diversa forma vegetale. Che siano piccole o gigantesche, tutte le piante sembrano sgomitare per guadagnarsi un po’ di luce. E poi i bambù: piante di 15/20 metri; si incrociano tra di loro formando barriere impenetrabili che sembrano fortificazioni.
In breve: un’ esperienza unica.
Tutto sommato siamo stati contenti di non aver incrociato degli elefanti in libertà, perché sicuramente li avremmo disturbati con la nostra presenza. C’è bastato respirare l’atmosfera di quel posto incantato anche se, come molti luoghi naturali Thailandia, a nostro avviso subisce un po’ la continua pressione del turismo di massa. Speriamo tanto che la Thailandia sappia mediare tra le esigenze economiche e la salvaguardia del proprio ambiente naturale.
 
Il giorno successivo prevede una tappa di trasferimento. Vogliamo attraversare la Thailandia ed arrivare alla costa orientale del mar cinese meridionale. Attraversiamo quindi il paese nel distretto di Phanom, circondati da una vegetazione lussureggiante, aggrappata a falesie e picchi rocciosi. La vita qui si attacca anche a pochi centimetri di roccia scoscesa, quasi mordendola. Paesaggi di infinite gradazioni di verde, interrotte improvvisamente dai colori (complementari) sgargianti dei luoghi di culto, che numerosi si incontrano sulla strada. Passando davanti a questi luoghi di culto, gli automobilisti suonano il clacson a lungo. Appoggiati ai piedi dei numerosi capitelli, bottiglie aperte di coloratissima bibita alla fragola, con tanto di cannucce quali offerte. Non sappiamo spiegarci perché proprio quella bibita. Ci informiamo: si tratta di file di bottigliette di Fanta Fragola (rigorosamente rossa) aperte, con una cannuccia infilata, posizionate davanti a piccoli templi o "case degli spiriti" (San Phra Phum). Il simbolismo del colore rosso: un rituale animista, che prevedeva spesso sacrifici animali, dove il sangue veniva offerto agli spiriti per placarli o chiedere protezione. Col buddhismo il cruento rituale è stato sostituito dalla Fanta. Qui credono che gli spiriti amino i dolci.
La cannuccia simboleggia il fatto che lo spirito può consumare l'offerta immediatamente, senza dover fare alcuno sforzo (nemmeno svitare un tappo). Ma no dai! Questa è bella. Comunque, prima di tutto, rispetto per ciò che i thailandesi rispettano.
Arriviamo stanchi in un campeggio veramente ameno. Siamo gentilmente accolti da una signora che ci mostra il nostro alloggio: una specie di palafitta estremamente graziosa alla quale si accede attraverso la ripida scaletta. Dentro, un semplice stuoino e un ventilatore. Quanto basta. A poche decine di metri un ruscello naturale forma delle pozze di acqua smeraldina, tiepida, irresistibile. Si fa il bagno sia la sera che la mattina prima di partire. Abbiamo trovato l’ospitalità della famiglia che gestisce il campeggio veramente straordinaria. Subito premurosi nei nostri confronti ci forniscono di un ventilatore, un tavolo, delle sedie e ci procurano una cena. Un cane ci farà compagnia tutta la notte dormendo fuori dal nostro alloggio, quasi a farci da guardia personale. Questa ottima sistemazione un po’ ci impigrisce; infatti la mattina successiva partiamo che il sole è già alto e ne paghiamo le conseguenze.
 
Arriviamo sulla costa e qui il nostro umore cambia. Il territorio è molto degradato, con infrastrutture fatiscenti e costante e generica immondizia di plastica lungo la strada, sulla spiaggia, nei campi. Uno scempio totale. Il paesaggio non sarebbe poi così male, è piacevole pedalare tra stradine e tra palmeti; questa parte della Thailandia mette molta tristezza. Sembra proprio che la popolazione locale abbia come perso il ricordo di com’era la vita prima del PET e del PVC.
 
Tuttavia, tralasciando questo aspetto, c’è una cosa che ci portiamo nel cuore. Quasi tutte le persone che incontriamo ci salutano affettuosamente, alcune entusiasticamente ci seguono in moto, con il pollice alzato e ci fanno capire che stiamo facendo qualcosa di importante. Noi non ci sentiamo per niente temerari, però apprezziamo moltissimo! Ci sentiamo un po’ come le squadre di ciclismo del Giro d’Italia, quando passano. Divertentissimo!
Il contrario di come si vive in una grande metropoli occidentale. Quando passi, ti senti osservato, notato, quasi celebrato. Al ristorante vogliono fare la foto con te. Tutto ciò ti fa sentire molto bene e spesso si pedala sorridendo tra urla di saluto dei bambini.
All’alba del 23 temporale. Intanto si fa giorno - che qui arriva improvvisamente. Prendiamo verso nord, verso Chunphon e poi verso la costa dove ci imbarchiamo per la bella isola di Koh Tao, che si preannuncia lusinghiera. Tridentina Avanti!

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