Inique due pensioni. E ora tagli retroattivi

Vedere le cifre delle anticipazioni dei vitalizi «vecchia maniera», maturati da 123 fra consiglieri ed ex consiglieri provinciali di Trento e Bolzano, ha reso tangibile la montagna di denaro pubblico che è stato drenato dalla politica a favore di se stessa in questi anni e di quanto fosse strabordante, avido e senza ritegno il privilegio

di Luisa Maria Patruno
Vedere le cifre delle anticipazioni dei vitalizi «vecchia maniera», maturati da 123 fra consiglieri ed ex consiglieri provinciali di Trento e Bolzano, ha reso tangibile la montagna di denaro pubblico che è stato drenato dalla politica a favore di se stessa in questi anni e di quanto fosse strabordante, avido e senza ritegno il privilegio. Ci ha impressionato, in passato, leggere gli elenchi, che l'Adige ha già pubblicato, di chi riceve vitalizi mensili da 5.000 o persino 6.800 euro netti o vedove di ex consiglieri che incassano assegni di reversibilità da 3.800 euro netti da decenni e che puntualmente sono rivalutati in base all'indice Istat, così come i vitalizi. 
 
Ma l'«attualizzazione» del vitalizio, ovvero il calcolo ad oggi della cifra totale che un ex consigliere avrebbe preso di pensione d'oro, in base all'aspettativa di vita, l'età e gli anni passati in Consiglio, ci ha buttato in faccia dei numeri che gridano vendetta. Ci sono ex consiglieri e consiglieri in carica che arrivano a incassare - tra l'assegno pagato subito e quello che potranno riscattare a rate fra il 2018 e il 2021 - oltre 1 milione di euro. E oltre all'anticipo riceverono comunque il vitalizio mensile, anche se fino a un tetto di 2.800 euro. Ha forse un senso, una giustificazione tutto questo? No, pensiamo che non ce l'abbia. Forse è proprio per questo che ieri quasi nessuno dei politici della lista, baciati da questo generoso regalo di soldi pubblici, ha avuto il coraggio di rispondere all'Adige. Molti hanno preferito starsene acquattati - in attesa che passi la buriana - nascondersi come i ladri, con il loro bel bottino, invece di dare una spiegazione o magari difendere, se lo ritengono, le leggi che hanno consentito che questo potesse succedere.
 
Rosa Zelger Thaler (Svp), ex presidente del consiglio regionale, che nel 2012 riuscì meritoriamente a fare approvare la riforma che ha interrotto il vecchio sistema dei vitalizi, non ha avuto il coraggio però di mettere in discussione i diritti acquisiti. Per chiudere con il passato ed evitare le rivalutazioni dei vitalizi destinati a diventare insostenibili per le casse della Regione, si è deciso di «attualizzare» il dovuto, utilizzando almeno per qualche anno una parte di queste risorse per aiuti alle famiglie, mettendoli nel «Fondo family», e nel contempo riducendo gli assegni mensili.
 
Questo gruppo di ex consiglieri e consiglieri ha ricevuto subito un importo netto anticipato considerevole - complessivamente sono oltre 22 milioni di euro - ma il resto dell'anticipo del vitalizio messo dalla Regione nel «fondo family» lo potranno riscattare dal 2018. È loro facoltà e non sono obbligati a farlo. Si tratta di 31 milioni di euro.  Se solo avessero un po' di decenza potrebbero lasciare questi soldi alla Regione, perché li usi per il «pacchetto famiglia», l'insieme di aiuti per le famiglie ideati negli anni anche da uno degli ex consiglieri a cui oggi spetta oltre un milione di euro, Pino Morandini. Chissà se almeno lui sentirà questa urgenza.
 
Ma visto che fare affidamento della sensibilità dei singoli non dà garanzie, forse è meglio che il nuovo consiglio regionale, dopo questo scandalo, prenda l'iniziativa di osare quello che Rosa Thaler e il precedente Consiglio non osò fare: toccare i privilegi del passato anche a costo di rischiare ricorsi e vertenze legali. Ieri i presidenti delle due Province, Arno Kompatscher e Ugo Rossi, che saranno a turno presidenti della Regione, hanno annunciato di volerlo fare. Vedremo se seguiranno i fatti e se il consiglio regionale farà la sua parte nel cercare almeno di non versare agli ex consiglieri i 31 milioni di euro oggi nel Fondo Family.
 
Ma non è solo questo strascico del passato a scandalizzare. La riforma del 2012, che ha stabilito che da questa legislatura i consiglieri (tranne quelli che hanno già maturato il diritto al vitalizio) prenderanno una pensione calcolata su base contributiva, ovvero in base a quanto versato, prevede che bastano 5 anni di legislatura per avere diritto dai 65 anni a una pensione di 800 euro lordi. Per chi rimane in Consiglio 10 anni si arriva a 1.600 euro. Ma perché una persona comune deve lavorare 35 anni per avere una pensione di 800 euro e ai consiglieri (che versano l'8,8% di contributi, mentre il 24,2% lo mette la Regione) ne bastano cinque ? Ma soprattutto perché devono avere una pensione per la vita?
 
Anche i sindaci di capoluogo - e non solo - che lo fanno a tempo pieno sono in aspettativa per attività politica. Eppure i sindaci non ricevono una seconda pensione, un vitalizio per gli anni di attività politica. La legge prevede per loro che l'amministrazione paghi i contributi previdenziali per l'unica pensione che è quella dell'attività lavorativa precedente (sia per dipendenti pubblici e privati che liberi professionisti).
 
Per i consiglieri regionali, così come per i parlamentari, questa legge non c'è, perché fino ad oggi sia il Parlamento che i consigli regionali hanno sempre goduto del fatto di poter avere una pensione in più. Questo non toglie che se solo ci fosse la volontà politica il consiglio regionale potrebbe fare una nuova legge per cancellare ogni forma di pensione. L'indennità che i consiglieri ricevono - 9.800 euro lordi al mese - è più che sufficiente perché ci possano pensare da soli a versare i contributi per l'unica pensione (i dipendenti pubblici in aspettativa per mandato politico hanno già oggi i contributi versati oltre alla seconda pensione) o farsi una pensione integrativa, senza gravare ulteriormente e fino alla tomba sul bilancio della Regione.
 
l.patruno@ladige.it
Tw: @patrunoladige
 
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