Le mele, la val di Non e i pesticidi nelle urine

Sono indispensabili criteri più severi nell'utilizzo di sostanze chimiche nocive. Nonostante i passi avanti fatti in questi anni, sono ancora troppi i veleni usati sulle mele e sull'agricoltura trentina. Troppi per una terra che ha fatto della salute e della genuinità dei prodotti il suo biglietto da visita nel mondo e la forza della sua economia. Ciò che chiede il «Comitato per il diritto alla salute» della valle di Non è sensato e pienamente condivisibile. Occorre che le ordinanze comunali siano rispettate e che le autorità pubbliche e i privati non chiudano un occhio (e pure l'altro) su quanto sta succedendo. Questo come garanzia minima di salute pubblica e di tutela dell'incolumità delle case e delle famiglie di chi vive a fianco dei meleti

di Pierangelo Giovanetti

Egregio direttore, mi ha colpito molto sull'Adige di ieri l'inchiesta di Renzo M. Grosselli sui pesticidi nelle urine, che hanno trovato in valle di Non.
Io sono spesso in valle, e il pensiero che io e i miei bambini possano essere sottoposti ad aerosol di veleni per i fitofarmaci con cui le mele vengono continuamente irrorate, mi terrorizza. Come fanno i nonesi a vivere con un tale pericolo che grava sulle loro teste e che minaccia la loro pelle? Perché l'Azienda sanitaria non fa analisi serie?
La mela è il business dei nonesi, ma non possono mettere a rischio la loro salute e quella delle loro famiglie in nome del dio Golden. Cosa aspetta l'assessore Pacher a muoversi?
Io sono una di quelle che l'hanno votato alle Provinciali, ma sono molto delusa dei suoi tentennamenti, sia con l'acciaieria di Borgo, che con le discariche di Marter e di Sardagna e adesso con i pesticidi nelle urine della val di Non. Non so se l'hanno zittito, o s'è perso tra gli uffici della Provincia. Se c'è ancora Pacher, che batta un colpo.
 
Anna Maria Berlanda
 
Rispetto a tutte le indagini e le analisi fatte fino ad ora, quelle commissionate dal «Comitato per il diritto alla salute» della Valle di Non ad un accreditato laboratorio nazionale impressionano perché, per la prima volta, i pesticidi sono stati ritrovati nelle urine. E con una percentuale sei volte maggiore di quella consentita.
Se questi dati verranno confermati da ulteriori esami, a questo punto indispensabili, da parte dell'Azienda Sanitaria, vuol dire che i veleni sprigionati dai fitofarmaci non sono più soltanto nei terreni attorno ai meleti, ma sono entrati nel ciclo di vita delle persone, e costituiscono una minaccia non più tollerabile per le persone. Perfino il clorpirifos-etil, l'unico metabolita ricercato dall'Azienda - secondo i dati forniti dal Comitato noneso - risulta assai superiore rispetto a quello rilevato finora: quattro volte tanto per il campione generale e sei volte di più nei bambini.
Ciò che chiede il «Comitato per il diritto alla salute» della valle di Non è sensato e pienamente condivisibile. Occorre che le ordinanze comunali siano rispettate e che le autorità pubbliche e i privati non chiudano un occhio (e pure l'altro) su quanto sta succedendo. Questo come garanzia minima di salute pubblica e di tutela dell'incolumità delle case e delle famiglie di chi vive a fianco dei meleti. E poi sono indispensabili criteri più severi nell'utilizzo di sostanze chimiche nocive. Nonostante i passi avanti fatti in questi anni, sono ancora troppi i veleni usati sulle mele e sull'agricoltura trentina. Troppi per una terra che ha fatto della salute e della genuinità dei prodotti il suo biglietto da visita nel mondo e la forza della sua economia.
 
p.giovanetti@ladige.it

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