Il caso

“Cercasi parrucchiere gay”, è polemica in Abruzzo: un precedente a Rovereto

Nel 2019 il titolare di un salone di bellezza roveretano, lo aveva già fatto, negando che si trattasse di una provocazione e spiegando che, in base alla sua esperienza da parrucchiere, i gay avessero "una marcia in più, oltre ad essere più sensibili alle esigenze del cliente"

PESCARA. "Cerchiamo parrucchiere uomo gay con partita Iva": è questo l'annuncio postato sul gruppo Facebook dedicato a Montesilvano, in provincia di Pescara, dove un nuovo salone è alla ricerca di un professionista specializzato nel settore femminile, con il requisito, però, di essere omosessuale. Il post ha scatenato una valanga di commenti, principalmente con accuse di discriminazione e sessismo e, nonostante alcuni utenti sostenessero le ragioni di chi l'aveva scritto, è stato poi rimosso. L'autore del post è il romano Alessandro Tacconelli, uno dei titolari del salone da parrucchiere 'Sp' di Montesilvano, secondo il quale l'annuncio non aveva alcun intento pubblicitario o discriminatorio, ma solo una esigenza imprenditoriale, quella di individuare una professionalità adeguata al tipo di lavoro senza perdite di tempo.

"Io credo che a volte la stupidità della gente è infinita - spiega Tacconelli all'Ansa - perché noi abbiamo pubblicato un post dove abbiamo messo determinati requisiti in base alle nostre esperienze di vita lavorativa: i parrucchieri gay per donne hanno una manualità, una sensibilità, una delicatezza nei confronti delle clienti, uno stile e uno charme diverso. Tutto quello che è successo dopo per me è fantascienza: è una cosa assurda parlare di discriminazione al contrario verso le persone etero. È la follia più totale".

Tacconelli e la moglie, Sabina Pallini, parrucchiera, hanno trasferito l'attività da Città Sant'Angelo a Montesilvano circa cinque mesi fa, dopo avere rilevato due locali, una ex cartolibreria dove c'è oggi il salone, e un bar, che stanno ristrutturando e che intendono aprire nei prossimi mesi. "Le clienti che vengono qua - racconta - si devono sentire delle regine, servite e riverite qua dentro: frigo, cocktail, aperitivi, acqua caffè tutto compreso nel servizio. Le donne vengono qua perché hanno un servizio ottimale, prodotti ottimali, professionalità al massimo e hanno un risultato pazzesco e, come sono trattate, neanche a casa loro".

Secondo Tacconelli la vicenda va usata in chiave positiva "veicolando un messaggio di parità tra i sessi, un messaggio di libertà mentale, che etero e gay sono la stessa cosa, tutti devono essere rispettati e tutti hanno un loro valore, perché siamo tutti esseri umani". "Deve essere un messaggio universale - aggiunge - che siamo tutti uguali, e quindi io sono libero di dire che voglio un parrucchiere gay o voglio un parrucchiere etero per non far perdere tempo agli etero o ai gay che cercano lavoro: da noi li cerchiamo gay. Il discorso è puramente imprenditoriale". E a proposito della prossima apertura del bar ha lanciato una provocazione: "potrei mettere un annuncio 'offro lavoro' in cui cerco una donna gay di bella presenza che sappia fare anche i cocktail".

Non è comunque la prima volta di un annuncio simile sui social: nel 2019 il titolare di un salone di bellezza di Rovereto, lo aveva già fatto, negando che si trattasse di una provocazione o di una discriminazione nei confronti degli eterosessuali e spiegando che, in base alla sua esperienza da parrucchiere, i gay avessero "una marcia in più, oltre ad essere più sensibili alle esigenze del cliente". 

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