Covid / Il caso

Cesenatico, un altro positivo in colonia, e tre operatori non si sentono bene e vengono isolati in attesa dei test

Venerdì il rientro in Trentino, dopo che la Provincia aveva deciso il contrario. E fra i genitori dei ragazzi aumentano perplessità e dubbi sulla gestione iniziale: «L’abbiamo saputo dai sociale, dall’0Azienda Sanitaria niente»

TRENTO. Non si arresta il focolaio Covi alla colonia trentina di Cesenatico. I test rapidi hanno evidenziato un nuovo contagio tra gli ospiti, mentre altri tre giovani animatori hanno segnalato all’organizzazione i sintomi compatibili con il Covid e presto saranno sottoposti a tampone molecolare.

Focolaio Covid in colonia, Grassi fa il punto della quarantena dei ragazzi

I test rapidi hanno evidenziato un nuovo contagio tra gli ospiti della colonia di Cesenatico, mentre altri tre giovani animatori hanno segnalato all’organizzazione i sintomi compatibili con il Covid e presto saranno sottoposti a tampone molecolare. Il presidente di Aerat, Edo Grassi, fa il punto della situazione.

Le quattro persone si trovano ora in isolamento. Intanto sono stati ridefiniti gli spazi per migliorare ulteriormente l’accoglienza dei ragazzi al fine di consentire loro di trascorrere in serenità – oltre che in sicurezza - le giornate che li separano dal rientro in Trentino organizzato dalla Provincia.

Secondo un comunicato della Provincia «Non mancano gli spazi di gioco e di socializzazione e tutti si stanno dimostrando responsabili nel portare i dispositivi di protezione. Nella serata di ieri, nello spazio esterno del quadrato dove solitamente si svolgono le attività di gioco, i ragazzi negativi sono stati informati rispetto alla situazione dall’infermiera esperta in situazioni di emergenza inviata sul posto dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari per monitorare la situazione. Si è trattato di un momento importante, durante il quale è stato possibile rasserenare i ragazzi e metterli al corrente del prossimo rientro in Trentino, ricordando a tutti l'importanza dei comportamenti da adottare. La cooperativa Aerat sta mantenendo i contatti con le famiglie».

Tutto bene? Non proprio: le famiglie sono sul piede di guerra. 

C’è chi a Cesenatico ha un figlio positivo, anche se per tutti i sintomi sono blandi. Chi lo ha negativo ma a rischio perché ha avuto contatti molto ravvicinati con positivi e infine chi lo ha negativo “a basso rischio”. «Quello che contesto sono i tempi con cui ci hanno informati - spiega la mamma di un dodicenne che al momento risulta negativo - Abbiamo saputo le notizie dai social e dai media prima che dall’Azienda sanitaria - L’Aerat è stata gentilissima, ci hanno forniti numeri di telefono e mail ma certe informazioni potevano darcele solo i sanitari. È stato mio figlio a dirmi di essere risultato negativo ma ufficialmente nessuno me l’ha comunicato. Ho provato a chiamare l’Azienda sanitaria trentina e mi hanno detto di lasciare un numero. Ho chiamato quella di Cesena e mi hanno passato la centrale Covid confermandomi la negatività ma dicendomi che sono ancora i corso contatti con l’Apss di Trento per quanto riguarda quarantene e altro. Anche alla riunione dell’altra sera non ci hanno detto grandi cose».

Cesenatico, «i ragazzi sono bravissimi, rispettano tutte le regole»

I ragazzi sono bravissimi e molto rigorosi nel rispettare le misure che sono state messe in campo dopo lo scoppio del focolare di contagi nella colonia Aerat a Cesenatico. Lo assicura Nicoletta Degiuli, coordinatrice infermieristica di Trento Emergenza, inviata in riviera per dare una mano agli organizzatori della colona nella gestione dell’emergenza contagi.

Anche i genitori di animatori e personale sono preoccupati e qualcuno si lamenta del fatto che i bambini non abbiano dovuto fare alcun tampone prima di partire. «Perché costringono gli animatori a stare giù in mezzo al focolaio anche se il tampone è negativo? Vogliono tornare a casa ma non li lasciano andare per tutelare le famiglie, invece di tutelare gli animatori che hanno seguito le regole sin dall inizio».

Anche tra i genitori dei positivi le reazioni sono diverse: «Oggi (ieri per chi legge, ndr) ho parlato con mio figlio di 15 anni e piangeva. È positivo e insieme agli altri lo hanno messo in una stanza dove hanno messo dei materassi per terra. Ma mi chiedo io, sono dei cani?».

C’è invece chi comprende disagi e problemi ed è soddisfatto. È la mamma di una ragazzina sedicenne positiva. «All’inizio ero preoccupata perché mi avevano detto che era in infermeria. Poi mi ha chiamata la direttrice dicendomi che era positiva ma che stava bene. Aveva un po’ di febbre, qualche dolore alle ossa ma non di più. Sinceramente sono serena e credo che tenerli lì sia la scelta migliore anche perché se venissero qui contagerebbero altre persone. Credo che l’Aerat di più non potesse fare. Ho sentito la direttrice veramente dispiaciuta per l’accaduto».

 

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