Vaccini, aumentano nella Ue le aperture a quello russo: Sputnik potrebbe arrivare fra due mesi

Dopo le aperture arrivate da vari leader europei, dalla commissione Ue e dalla stessa Ema che sta già valutando i dati scientifici forniti dai colleghi russi, cresce il pressing anche in Italia per l’impiego del vaccino Sputnik.

«Non possiamo rinunciare a opportunità vaccinali da qualunque Paese, Russia o Cina», ha detto oggi ai giornalisti il presidente del Veneto, Luca Zaia.

«La Cina - ha proseguito - ha vaccinato i cittadini, poi una parte dell’Africa e sta vaccinando in Sudamercia. C’è una business unit di produzione cinese in Marocco.
Lo Sputnik è utilizzato. Da quel che è dato sapere, il linguaggio scientifico è uguale dappertutto, possiamo discutere sulla serietà dei dati ma una volta autorizzati, le porte sono aperte. Già usiamo una montagna di farmaci da quelle parti, il mercato è globale», ha concluso.


Proprio oggi,  il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), Franco Locatelli, ospite di Sky TG24, ha spiegato che per il vaccino russo «la pubblicazione apparsa giorni fa su The Lancet è significativamente interessante».

«Io credo - ha aggiunto - che ci dobbiamo accostare a ogni vaccino con un atteggiamento che definirei laico, cioè valutare quello che è il profilo di sicurezza ed efficacia attraverso analisi rigorose, come quelle che garantiscono l’autorità regolatoria europea e quella italiana, e fare valutazioni sulle pubblicazioni scientifiche che verranno a essere prodotte».

Per parte sua, Nicola Magrini, direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco, a “24Mattino” di Simone Spetia su Radio 24 ha detto: «Sul vaccino russo capisco la fibrillazione ma non bisogna esprimere solo fantasie: se da una parte lo studio di Lancet è più che incoraggiante, allo stesso tempo il farmaco deve essere prodotto e controllato secondo gli standard europei».

Magrini specifica che per il contratto russo «i contatti con l’Ema sono iniziati e penso siano necessari un paio di mesi, l’application non è stata ricevuta ma sono stati avviati contatti in particolare sulla verifica della qualità di produzione, siamo agli inizi e non abbiamo ancora cominciato».

Per quello che riguarda il vaccino italiano Reithera, «c’è un tempo di sviluppo più lento, siamo ancora alla programmazione dello studio di fase due, penso siano ancora necessari 4/6 mesi per questa fase in funzione anche dei risultati».

L’adesione dell’Italia al piano d’incremento europeo della distribuzione dei vaccini Pfizer, l’opportunità di ampliare l’intervallo tra la prima e la seconda dose, la valutazione della possibilità di utilizzare il vaccino prodotto dalla Russi sono, infine, le richieste avanzate dal vicepresidente e assessore al Welfare di Regione Lombardia, Letizia Moratti, durante la conferenza Stato Regioni, che si è svolta oggi, al commissario Domenico Arcuri.
Moratti, fa sapere Regione Lombardia in una nota, ha anche ribadito al governo e al commissario Arcuri «l’esigenza di prendere in considerazione concretamente il tema degli specializzandi in maniera più completa e adeguata di quanto al momento previsto nella legge di Stabilità».

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