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Grand Hotel Imperial

a Levico debiti e crisi

i dipendenti preoccupati

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Rischia di appassire prematuramente il fiore all’occhiello dell’industria turistico alberghiera di Levico. Il Grand Hotel Imperial, residenza asburgica che domina da posizione strategica lo splendido parco della cittadina termale, è in crisi. O meglio è in crisi la Fidelity Italia srl, società creata dal gestore tedesco Solutions Holding GmbH, che fin dall’inizio dell’avventura levicense si è trovata in difficoltà ad onorare gli impegni e pagare le bollette. Attualmente la massa dei debiti si aggira sul milione di euro tra fornitori, compresa Dolomiti Energia, la proprietà con i canoni arretrati e la Provincia sotto forma di mancato versamento delle imposte di soggiorno. Una situazione che già oggi potrebbe giustificare una rescissione del contratto.

Lo storico immobile è di proprietà pubblica, della Patrimonio del Trentino spa. Fino alla fine del 2015 la gestione era affidata a un gruppo di albergatori locali riuniti nella Levicofin. La società però non aveva partecipato al bando per il rinnovo della gestione dal primo gennaio 2016, ritenendo eccessivo il canone di 200 mila euro più Iva richiesto. Si erano invece fatti avanti i tedeschi che in quanto concorrenti unici si erano aggiudicati l’appalto.

La Fidelity col contratto di locazione firmato il 16 gennaio 2016 si era impegnata a pagare quella cifra ogni anno per i primi dieci anni e addirittura 500 mila euro negli ultimi otto. Non solo; l’accordo prevedeva l’impegno per il conduttore ad eseguire a proprie spese, meglio se nei primi tre anni di contratto (appena scaduti), interventi di miglioramento e manutenzione straordinaria per altri 4 milioni 90 mila euro, interventi che si pensava di concentrare nell’ammodernamento della zona delle cucine, nella conversione della parte curativa in area wellness e nel miglioramento del comfort nelle stanze. Ma tra le idee c’era anche il recupero di Villa Sissi, la dependance nel parco ex sede dell’Apt, oggi desolatamente chiusa.

Delle difficoltà di Fidelity Italia parlano chiaramente i primi due bilanci ufficiali, conclusi rispettivamente con una perdita di 540mila e 827mila euro. A fine 2017 pesano inoltre i debiti per 1,2 milioni segnalati nelle scritture contabili. E la situazione non è migliorata negli ultimi mesi. Tra i creditori ci sarebbero fornitori esposti per 600mila euro ma anche all’ente pubblico vengono a mancare quasi centomila euro di tasse di soggiorno non versate e oltre duecentomila di canoni di locazione. Con Patrimonio per la verità nelle ultime settimane è stato concordato un piano di rientro la cui prima rata è stata versata, ma il debito è ancora molto grande. Pesano inoltre le bollette dell’energia elettrica «scoperte» che avrebbero fatto già scattare la minaccia di tagliare i contatori; inutile dire che sarebbe un pessimo biglietto da visita nei confronti degli ospiti.
Tutta questa situazione preoccupa naturalmente in primis i dipendenti, una trentina, che magari con qualche ritardo ma finora sono sempre stati pagati. La vice direttrice nei giorni scorsi si è dimessa e potrebbe non rimanere un caso isolato. In paese le voci della crisi si sono diffuse e c’è preoccupazione, negli ambienti del turismo, perché ne potrebbe andare del buon nome dell’hotel e in definitiva di tutta l’offerta levicense.

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