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Levico, in un libretto divulgativo

la storia della Macera Tabacchi

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Un successo per la presentazione del librettino divulgativo sulla storia della Macera Tabacchi, imponente edificio che si trova a Levico, nelle vicinanze del Parco asburgico.
Si intitola «Màsera: memorie di seta e tabacco» ed è il risultato di un lavoro di gruppo realizzato da molte delle associazioni socio-culturali della cittadina termale che hanno partecipato attivamente, ognuna nel suo campo. 
«Si tratta di un libretto senza pretese» ha spiegato Grazia Campregher di Levico in Famiglia «che ha messo in rete le associazioni e fatto legare diverse generazioni che hanno potuto confrontarsi». Da tutto questo è nata dalle abili mani della scrittrice Tiziana Margoni la storia della Masera; la voce è quella di quanti hanno lavorato nella struttura, dei loro figli e dei levicensi che nella loro vita sono passati tra quelle mura. Un lavoro d’insieme che ha dato vita a un libretto semplice «ma importante, voce della memoria e trova in questo il suo senso» ha ricordato Margoni. Ricco di termini dialettali, di disegni evocativi e che si rifanno ai racconti dei testimoni e di pillole di storia dell’edificio, prima bachicoltura poi tabacchificio e simbolo della crescita economica degli anni ‘20 e successivamente del lavoro femminile nel settore secondario e dell’emancipazione. Ha accompagnato la pubblicazione del volumetto un video artistico di Orlando Cadoni, pubblicato sulla pagina Facebook dedicata al lavoro e curata dalla associazioni Mondo Giovani, che esplora la storia e gli interni dell’edificio. 
Durante la raccolta di informazioni sono state ritrovate anche alcune fotografie inedite degli interni. La pubblicazione sarà disponibile presso le sedi delle associazioni Levico in Famiglia e dell’associazioni pensionati. Solo un accenno al futuro dell’edificio che, si legge nella conclusione del volumetto, «al momento è ancora incerto»: nel video artistico «La Masera tabacchi - dove ancora volano le rondini» si scorgono gli interni deteriorati ma la Masera «non è affatto un mostro» ha sottolineato la presidente di Levico Curae, che ha collaborato al progetto, Marina Dell’Antonio; «si tratta solo di una struttura abbandonata ma ricca di storia e memoria, come si legge nel libretto, dove si potrebbe creare qualcosa mantenendo e conservando la vivacità e la storicità del luogo». 
Come si sa i progetti per la struttura sono ben altri, ma almeno il ricordo non andrà perduto: «Abbiamo anche in programma di impiegare il libro didatticamente» ha spiegato Grazia Campregher «e realizzare un progetto con gli alunni della scuola primaria che potranno esplorare e approfondire anche questo aspetto del passato di Levico».

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