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Francesca, Giorgia e Fabiola:

volontarie a Novaledo

Il racconto del lavoro durante il maltempo

Vigili del Fuoco in rosa: la bella storia di tre giovani

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Una mamma, una lavoratrice e una studentessa. Età diverse, ma tutte giovani e tutte di Novaledo. E in comune hanno anche una grande passione, che è anche un modo di essere, di agire e di pensare: tutte e tre, infatti, sono vigili del fuoco. Sono Francesca Martinelli, Giorgia Bassetti e Fabiola Chiesa. Volontarie che dedicano il proprio tempo agli altri. «Perché per noi vengono sempre prima gli altri». A dirlo è Fabiola, la più giovane delle tre. Classe 1999, studentessa, se ne esce con questa frase mentre ci racconta dei giorni del maltempo che hanno messo in ginocchio tutto il Trentino, provocando forti danni anche in Bassa Valsugana. «Non sono state ore e giorni facili, ma in quei momenti pensieri, preoccupazioni e stanchezza vanno messi da parte perché tante persone hanno bisogno di noi. E allora si dorme poco e si suda tanto, in nome degli altri».

 

In un mondo solitamente e tradizionalmente maschile loro tre rappresentano una piccola eccezione: nel corpo dei volontari di Novaledo, un paese di mille abitanti, ci sono 21 vigili del fuoco, con appunto 3 ragazze. Pronte, sempre, a rimboccarsi le maniche e darsi da fare, portando quel tocco femminile che in fatto di organizzazione, spirito e capacità non fa mai male, anzi fa la differenza. Sempre, dicevamo: perché Francesca ha affrontato quei giorni non da sola. «Effettivamente eravamo in due: sono incinta, sto aspettando per aprile il secondo. La mia prima bimba era a casa e io sono andata in caserma a dare una mano».  

E una come Francesca è proprio fondamentale. Ce lo conferma anche il neo comandante Loris Zen, quando lo chiamiamo per farci dare qualche nota sul corpo. «Senti pure la Francesca, lei sa tutto: persone, orari, appuntamenti, cose da fare, numeri. È una colonna, chiamala». «Un po’ è vero, perché sono la segretaria - sorride lei - e sono entrata in caserma dal 1999, quando avevo solo 12 anni. Poi a 18 dopo i corsi ho iniziato a fare parte degli effettivi e adesso sono la “vecchiona” tra le tre ragazze visto che ho 31 anni, mentre Giorgia e Fabiola sono giovanissime. La mia è una storia di famiglia, la “colpa” è del papà».  

E anche nel caso di Giorgia la “colpa” del suo ingresso tra i pompieri è del papà, che faceva parte del corpo. «Lo vedevo come un eroe e così mi sono appassionata. Sono partita con gli Allievi, poi ci sono i corsi, un sacco di ore con test scritti e prove pratiche. Fino ai 18 anni e all’attestato non si possono fare interventi in prima persona, poi invece con divisa e cercapersone si diventa parte effettiva del corpo». Giorgia lavora alla Menz&Gasser nel controllo qualità, ma dopo il lavoro non ci sono cinema, sport, hobby, uscite: si va in caserma. Quando arriva la chiamata lei c’è. Anche quando la situazione è molto seria.  

«Nei giorni del maltempo non è stato facile. Il lunedì a metà pomeriggio ha iniziato a saltare la luce, ma non si capiva ancora la gravità: tenevamo d’occhio il Brenta e il problema pareva fosse la pioggia. Mio papà uscito dal lavoro è andato diretto in caserma e io l’ho seguito a ruota. E in serata la situazione è precipitata per colpa del vento: cadevano tegole come coriandoli, alcuni tetti sono stati scoperchiati, le strade erano impraticabili, gli alberi in montagna cadevano come birilli. Quel giorno, fino all’alba, sono rimasta in caserma a coordinare, con la paura per i miei compagni che erano fuori a dare una mano: la priorità era mettere in sicurezza i tetti e sono arrivate decine e decine di chiamate. Fino al venerdì siamo stati tutti a disposizione facendo decine di interventi».  

Una settimana di grande lavoro anche per Fabiola, che da grande, dopo la maturità, sogna di entrare nei permanenti oppure nell’assistenza sanitaria: «in fin dei conti si tratta sempre di aiutare il prossimo, no?», ci spiega. Durante il maltempo le scuole erano chiuse, ma comunque lei sarebbe andata in «marina» comunque. Legittimamente.  

«Sono l’ultima arrivata e quei giorni sono stati una grande sfida, nella quale devi dare tutto: non sai cosa aspettarti, non sai bene quanto grave potrà essere, ma tu devi essere pronta. Il nostro paese era messo male ma abbiamo fatto uno splendido lavoro di squadra, tutti hanno dato il massimo. Il primo giorno e la prima notte con Giorgia, guidate dal vicecomandante Paolo Nicoletti, abbiamo coordinato e gestito le telefonate. Poi sono andata anche io a fare degli interventi. Un mondo maschile? Effettivamente il lavoro dei vigili del fuoco è considerato da uomini, ma credo che anche noi tre ragazze abbiamo saputo dare un contributo, nell’ingranaggio servono tutti. Magari non alzerò da sola un tronco, ma i rami posso spostarli tranquillamente».  

Sul perché si fa tutto questo e perché si dedica tutto questo tempo le tre non hanno dubbi e rispondono praticamente in coro. «L’emozione che si prova quando le persone ti ringraziano è impagabile. E quando suona il cicalino il cuore inizia a battere più forte e si parte di corsa, senza pensare a nulla se non a dare una mano. Per questo lo facciamo. Anche nel maltempo vedere i bambini alle finestre che ci guardavano a bocca aperta e poi ricevere i loro disegni come ringraziamento è stato emozionante».

E allora un grande grazie e un grande applauso va anche da parte nostra a Francesca, Giorgia e Fabiola, e a chi come loro preferisce il fango al cinema e la pioggia all’aperitivo. A chi, insomma, preferisce dire «prima gli altri».

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