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Levico Acque presenta un conto

di 400 mila euro alla Provincia

La vicenda del ritiro delle bottiglie approda in tribunale

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 La causa potrebbe non iniziare nemmeno, ma domani, mercoledì 19 dicembre in tribunale a Trento, si terrà comunque un’udienza preliminare molto importante, sia per la Levico Acque srl, sia per la Provincia di Trento.
L’impresa guidata da Mauro Franzoni sta cercando infatti di recuperare le perdite economiche e d’immagine accusate mercoledì 14 dicembre 2017,  quando fu costretta a ritirare dal mercato i lotti prodotti nelle due settimane precedenti (centinaia di migliaia di bottiglie di Levico Casara, considerando una produzione giornaliera di 25mila confezioni) e dovette fermare distribuzione e produzione, a causa della rilevazione di un parametro che per legge dev’essere completamente assente dall’acqua minerale in commercio. 
Domenica 17 dicembre gli impianti furono riaccesi e l’acqua ricominciò a essere distribuita lunedì 18, dopo aver svolto analisi e controanalisi che confermarono l’azzeramento del valore anomalo riscontrato nei giorni precedenti. Causa della «minimale non conformità precedentemente riscontrata - comunicò allora l’azienda - un tratto di una delle tubazioni che portano l’acqua dalla fonte al nostro stabilimento. Problema risolto nella maniera più semplice, vale a dire bypassando il tratto della condotta in questione»: fonte e condotta della Provincia
Una botta, sotto Natale, difficile da mandar giù, anche a livello di conto economico: e infatti, nella nota integrativa al bilancio, chiuso il 31 dicembre 2017 con un fatturato in aumento di circa 350mila euro ma una perdita finale di 257.326 euro, l’accento viene posto proprio su questo «evento straordinario» non imputabile alla Levico Acque ma a «un tratto di conduttura di competenza della Provincia» che ha «inficiato fortemente» i risultati «pienamente positivi e in crescita fino a novembre». E tra le poste del bilancio, si trovano 408.239 euro di «spese per non conformità di alcuni lotti di prodotto»: spese che includono «il fermo delle consegne, il ritiro della merce, la distruzione del prodotto a magazzino».
Insomma, il conto presentato in Provincia si aggira intorno ai 400mila euro: e ora la questione approda in Tribunale. 
Il 22 novembre, infatti, la Levico Acque srl ha notificato un ricorso al Tribunale di Trento per un «accertamento tecnico preventivo ai sensi degli articoli 696 e 696 bis del Codice di procedura civile, anche in funzione di una possibile composizione conciliativa della lite, per far accertare, in sintesi, lo stato del sistema di adduzione dell’acqua minerale in acciaio inox dalle fonti Casara e Baita Anna allo stabilimento di imbottigliamento della società, le caratteristiche delle acque di queste sorgenti e l’idoneità del sistema di adduzione, nonché per far quantificare - appunto - i costi sopportati per la contaminazione con sostanze non consentite».
Ciò che il Tribunale disporrà sarà una consulenza tecnica: sulla base dei risultati, le parti si accorderanno o scenderanno in causa. 
Intanto, la giunta provinciale ha dato mandato venerdì scorso ai propri legali di costituirsi in giudizio «al fine di far valere la copertura assicurativa, previa chiamata in causa della compagnia assicuratrice (la Lloyd’s Londra Sindacato Leader Navigators Mediorischi s.r.l., ndr) e di ogni altro soggetto la cui presenza nel procedimento paia necessaria».

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