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Dal Primiero e Vanoi sono 11 i candidati

alle elezioni provinciali ed è record

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Sono 11 i candidati di Primiero e Vanoi in corsa per le elezioni provinciali del 21 ottobre. Si tratta di un record: non sono mai stati così tanti in 70 anni di vita del Consiglio. Un numero importante per le due valli che insieme contano circa 10mila abitanti, ma che rischia di frammentare le scelte dell’elettorato. La maggior parte dei candidati sembra destinata solamente a portare acqua al proprio mulino, raccogliendo voti soprattutto in valle, contribuendo così ad aumentare le preferenze per il proprio partito. La speranza della popolazione è quella di riuscire a portare nel Consiglio provinciale, per i prossimi cinque anni di legislatura, almeno un candidato che possa far sentire a Trento le esigenze del Primiero e del Vanoi, valli geograficamente lontane dal capoluogo. Punta ad essere riconfermato Marino Simoni, che si candida come pezzo forte di Progetto Trentino, partito che supporta la coalizione di centrodestra che propone Maurizio Fugatti (Lega) come presidente della Provincia. Nelle elezioni del 2013 venne eletto e fece poi parte della minoranza in Consiglio. In lista con lui nel partito c’è Mariuccia Cemin, ex sindaco di Canal San Bovo. Nella colazione di centrodestra ci sono anche gli Autonomisti popolari del leader Walter Kaswalder, che a Primiero hanno messo in campo Pio Decimo Bettega, ex sindaco di Imer nonché capo della minoranza che un anno fa ha lasciato il Consiglio comunale, e Paola Toffol, ex presidente dell’Apt. La prima candidata, in ordine di tempo, ad essere presentata è stata Francesca Franceschi, assessore del Comune di Primiero San Martino di Castrozza, che corre nelle fila di Agire. La Lega mette in campo la coordinatrice del partito per Valsugana e Primiero, Martina Loss, residente a Pieve Tesino ma originaria del Vanoi. Il sindaco di Sagron Mis Luca Gadenz ha invece trovato spazio nella Civica trentina dopo la cocente delusione del naufragato progetto dei sindaci «Civici» che puntava ad offrire un’alternativa al panorama politico, ma si è poi sciolto come neve al sole. Sull’altra sponda, quella del centrosinistra che sostiene il candidato presidente Giorgio Tonini (Pd), ecco un altro sindaco. Ferdinando Orler, primo cittadino di Mezzano, è in lista con l’Upt. Con lui ci sarà anche Andreina Stefani, all’inizio esclusa a causa di una presunta irregolarità nella presentazione del certificato di residenza rilasciato dal Comune di Canal San Bovo, ma poi riammessa. Con l’Upt non ci sarà invece alle elezioni l’ex consigliere provinciale Marco Depaoli, che si è fatto da parte dopo la decisione di Orler di candidare. Il Patt, uscito dalla coalizione di centrosinistra, propone Marianna «Hanni» Wittmann, presidente del Gruppo attività ricreative Imer, mentre con Liberi e Uguali c’è Michele Bancher, titolare della società agricola «L’impronta».
 
Domenica 21 ottobre i cittadini trentini sono chiamati alle urne per votare il nuovo Consiglio provinciale, che si rinnova ogni 5 anni. Sono 11 i candidati che ambiscono a diventare il presidente della Provincia. Ognuno di loro è sostenuto da una o più liste. La coalizione più cospicua è quella del centrodestra, supportata da 9 partiti (Agire per il Trentino, Associazione Fassa, Autonomisti Popolari, Civica Trentina, Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Progetto Trentino e Udc), che propone Maurizio Fugatti come presidente. A questa si oppone il centrosinistra, formato da tre partiti (Futura2018, Pd e Upt) che hanno scelto come candidato presidente Giorgio Tonini. Di questo raggruppamento non fa più parte il Patt di Ugo Rossi, che ha scelto di rompere l’alleanza e si presenta da solo alle elezioni. Altri candidati presidente sono poi Filippo Castaldini (CasaPound), Ferruccio Chenetti (Moviment Ladin de Fascia), Filippo Degasperi (Movimento 5 Stelle), Roberto Delaurentis (Tre), Federico Monegaglia (Riconquistare l’Italia), Mauro Ottobre (Autonomia Dinamica), Paolo Primon (Popoli liberi) e Antonella Valer (Liberi e Uguali). Per diventare presidente della Provincia occorre raggiungere il 40% dei voti con la propria coalizione o partito. Se ciò non accade, bisogna cercare di allearsi con altri schieramenti per raggiungere la fatidica quota. Bisogna fare attenzione alla novità di quest’anno, la doppia preferenza di genere. Si possono votare fino ad un massimo di due candidati (dello stesso partito), ma uno deve essere uomo e l’altro donna. Se si sbaglia, scegliendo due candidati dello stesso sesso, il voto è nullo. Si può anche votare solo un candidato, oppure votare solo sul simbolo. Un ultimo appunto sui sindaci presenti nelle liste: chi viene eletto in Consiglio deve dimettersi dalla carica ricoperta nel proprio comune.

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