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I Robin Hood

del Duemila

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Fortunato Boker è uno dei tre valsuganotti che, nelle scorse settimane, ha partecipato al campionato mondiale di tiro con l’arco storico disputato in Ungheria, più precisamente nella città di Gyula.In questo sport la rivalità tra arcieri è totalmente inutile, in quanto l’avversario da battere non è vicino a te. Ma dentro di te

Fortunato è di Borgo. Con lui, mettendosi dietro alle spalle un viaggio di 2.200 chilometri, hanno partecipato a questa avventura anche Anna Filomena Passerella e Valeria Saggiorato.

Fortunato ed Anna fanno parte dei Dragoni del Brintesis, associazione di Borgo Valsugana. Valeria, invece, fa parte dei «cugini» del gruppo storico degli Arcieri de Persen di Pergine Valsugana. Davvero una bella esperienza, la loro.

In Ungheria c’erano 350 arcieri in rappresentanza di sei continenti. Ben sette le tipologie di gara in programma all’HDH-IAA (Historical Archery World Championship), un evento che ha riunito i più bravi arcieri da tutto il mondo nella specialità del tiro con l’arco storico.

«Parliamo di uno sport - ci racconta Fortunato - che si differenzia da quello moderno in quanto gli archi, le frecce, gli accessori ed i vestiti riportano fattezze medievali o antecedenti. Per esempio, gli archi sono esclusivamente in legno, senza dispositivi di misura o di stabilizzazione. Ciò implica che l’arciere di turno debba avere esperienza e conosca bene il comportamento del proprio attrezzo. Tant’è che quest’ultimo diventa più un compagno d’avventura piuttosto che un normale attrezzo sportivo».

I tre arcieri valsuganotti sono stati accompagnati in terra magiara dal referente italiano Nandor Keresztes, arciere di origini ungheresi ma residente a Connobbio, paese situato lungo le sponde del lago di Como, e veterano in queste competizioni. «Cambiavamo spesso anche campo di gara. Abbiamo gareggiato in campi da calcio, castelli e fortezze, boschi e perfino aeroporti». I nostri atleti si sono avvicinati alla finale, sfiorandola per pochi punti. «Un po’ ci dispiace, questo sì, ma va bene così. Ci è servito come sprono per continuare ad allenarci. Perché ai campionati mondiali vogliamo ancora tornarci e puntare a risultati migliori». Risultati a parte, ciò che ha avuto davvero importanza in questo evento, è stata l’amicizia e l’unione nata tra persone totalmente sconosciute tra loro, appartenenti a culture e vite diverse.

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