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Monte Baldo, il Veneto

apre la caccia al cinghiale

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Il Veneto dà il via libera alla caccia al cinghiale sul versante veronese del Monte Baldo. Da oggi e fino al 31 marzo prossimo sarà in vigore il “piano sperimentale di prelievo venatorio del cinghiale”. Circa 300 i capi che si potranno abbattere, oltre ai 150 in Lessinia, dove la sperimentazione, avviata già nel 2010, è stata prorogata. Una scelta adottata, secondo quanto comunicato dalla Provincia di Verona, per «contrastare i danni provocati dalla proliferazione di questo animale all’ambiente, all’agricoltura, alle proprietà private e contenere i potenziali pericoli per la sicurezza stradale».

Sul versante trentino, il cinghiale è ancora “protetto”. «Io non sono certo un entusiasta della caccia - commenta il sindaco di Brentonico Christian Perenzoni - ma vedo con favore l’iniziativa del Veneto. Andrebbe introdotta anche da noi. Ne ho parlato più volte con l’assessore provinciale Tonina, che condivide il nostro orientamento. Ma in questo periodo, con la questione dell’orso “fuggitivo”, non credo che faremo a breve passi in avanti».

Nel Trentino diventato caso nazionale per la fuga di M49, l’idea di aprire un altro fronte di polemica con gli animalisti è molto lontana da Piazza Dante. Eppure, rimarcano gli amministratori brentegani, sarebbe proprio ora il momento di agire, per prevenire i problemi che la proliferazione incontrollata dei cinghiali causerebbe in futuro. E che peraltro hanno già ampiamente causato.

Del tutto da capire gli effetti che potrà avere sul bilanciamento faunistico del Baldo la doppia regolamentazione venatoria, in un territorio complesso e sostanzialmente omogeneo e che proprio sulla base di questa sua unitarietà e specificità naturale si è candidato a diventare patrimonio Unesco. «Il Baldo, considerato il Giardino d’Europa, è l’unico posto a livello mondiale in cui lo studio della botanica affonda nei secoli - ricorda Perenzoni -: la sua biodiversità è davvero unica. Inoltre i cinghiali, onnivori, uccidono i cuccioli di altri animali mettendo in pericolo gli equilibri naturali: i cinghiali sono pericolosi come il pesce siluro nel Po. Per ora sul Baldo Trentino è prevista quella che si chiama “eradicazione”, ovvero la possibilità di sparare al cinghiale mentre si va a caccia di altre specie durante la normale stagione venatoria; un livello superiore è quello di “controllo” che prevede proprio la caccia specifica. Il fatto che si voglia mettere un argine alla proliferazione di questi animali per noi è un fatto positivo».

La richiesta da parte del territorio, soprattutto dalle imprese agricole, è di lunga data. Andrea Bertoni, presidente della sezione cacciatori di Brentonico, spiega: «Da tempo chiediamo che anche la zona del Baldo sia inserita, come già lo sono Nago-Torbole ed Ala Avio nella fase di caccia controllo, così da poter fare barriera all’espandersi di questa specie che distrugge pascoli e coltivazioni. La caccia di eradicazione non ha effetti, visto che il cinghiale è un animale notturno. Si dovrebbere introdurre la deroga di poter sparare un paio d’ore dopo il tramonto ed un paio d’ore prima dell’alba».

Sul versante veneto si è dato il via libera alla caccia mediante la tecnica dell’aspetto, ovvero “da posizione stabile e sopraelevata ad opera dei cacciatori appositamente abilitati e assegnatari dei capi che potranno poi tenere”.

«Quindi - conclude Perenzoni - ritengo necessario mettere un freno a specie non autoctone introdotte sconsideratamente dall’uomo in ambienti naturali non idonei, come il pesce siluro o il gamebero rosso nel Po».

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