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I toponimi dialettali salvati dal tempo

Destra Adige custodita in un dizionario

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Degli otto informatori, che trent’anni fa aiutarono un gruppo di ragazzi a raccogliere e classificare tutti i toponimi di Pedersano, oggi è rimasto solo Piergiorgio Zandonai, classe 1930. Gli altri (Gino Giordani, Giovanni Giordani, Angelo Giovannazzi, Mario Grandi, Emilio Graziola, Armando Zandonai e Giovanni Zandonai), vere e proprie memorie storiche dei luoghi, ci hanno lasciato. Ma il loro prezioso contributo sarà finalmente riconosciuto: i circa 350 toponimi (sono oltre 1.200 quelli raccoti nel Comune di Villa Lagarina) che gli anziani del paese, principalmente contadini, forestali, cacciatori e boscaioli, avevano «consegnato» al gruppo di ricerca locale sono stati inseriti e pubblicati nel Dizionario Toponomastico Trentino, fresco di stampa. Il gruppo di allora era formato da dodici giovani appassionati di storia locale - Giacomo Bonazza, Francesca Baldessarelli, Flaviano Zandonai, Cristina Baldessarelli, Renza Graziola, Rita Graziola, Michela Larentis, Annamaria Manfredi, Alessandra Rossaro, Luigi Tilotta, Beatrice Zandonai e Paola Zandonai - che adesso hanno ultimato quella minuziosa ricerca, rimasta nel cassetto per così tanto tempo. Il Dizionario e il cofanetto con la relativa cartografia, stampati dai comuni di Villa Lagarina, Pomarolo, Nomi, Nogaredo e Isera e dalla Provincia di Trento, sono un prezioso scrigno di storia popolare che racchiudono tutti i toponimi dialettali rintracciati. Dai più evocativi come «Sparaveróm», nei pressi di «Zimana dei Presani», o «El Bus de le guane», giovani streghe che incantavano i viandanti, a quelli derivati dalla conformazione del terreno o dalle attività agricole («Cesure», «Vanezòte», «Fratòm»); nomi riferibili alla presenza di vegetali e animali («Lovèri», «Colonèl del pim», «Frata de l’asem», «Dòs de le formighe»), toponimi che derivano all’analogia con oggetti di uso comune, nomi di corsi d’acqua («Cavazzim», «Rio Navèrt»), o derivati da nomi propri di persona («Mas del Mòro», «Dòs del Bómba», «Camp del Schèchena»). Un tesoro che oggi rivive di nuovo. 

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