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L'arte contro la violenza

Ecco «Omaggio a Ilenia»

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Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Da qualche anno ormai in quest’occasione, e non solo, si moltiplicano le iniziative nel tentativo di smuovere le coscienze di fronte ad un fenomeno che sembra inarrestabile. Come oggi a palazzo Madama, dove alla presenza della presidente del Senato della Repubblica Maria Elisabetta Alberti Casellati avrà luogo un convegno dal titolo «Arte e cultura contro il femminicidio». È in questo contesto che verrà presentata l’opera monumentale dell’artista Alessandro Galanti che promuove la cultura della non-violenza sulle donne. L’opera in questione, che dopo questo evento nella capitale farà tappa in giro per l’Italia per portare l’importante messaggio, s’intitola «Omaggio ad Ilenia». È dedicata ad Ilenia Graziola, la ragazza di Nogaredo che dieci anni fa, il 23 novembre, fu vittima di femminicidio.


Com’è nata l’idea di quest’opera?
«In primavera mi era stata commissionata un’opera legata ad una manifestazione tra Monza e Montecarlo - racconta l’artista, Alessandro Galanti - ed io ho pensato di fare qualcosa che parli della violenza sulle donne, un’opera di denuncia sociale. Poi sono stato invitato al Calendimaggio di Nogaredo per una mostra e lì ho descritto le mie opere. In quell’occasione sono stato avvicinato dalla famiglia di Ilenia e mi hanno raccontato di lei, della stua storia. È in quel momento chge ho pensato che avrei dedicato quest’opera a lei».
Com’è arrivata poi al Senato?
«L’opera doveva essere presentata a Monza, che è la mia città, ma un senatore che apprezza il mio lavoro ha parlato di quest’idea alla presidente Casellati ed è stata lei ha chiedere che venisse presentata in senato».
Cosa rappresenta l’opera?
«Rappresenta cinque donne. Le ho realizzate con l’aiuto di cinque ragazze che si sono prestate per farmi da modelle e con loro abbiamo affrontato un percorso anche emotivo attorno alla vicenda di Ilenia. Ognuna di loro nell’opera monumentale, alta quattro metri, rappresenta un sentimento. Al centro c’è una vittima, una ragazza che ha subito realmente violenza nella sua vita. Si trova al centro dell’opera, rappresentata in posizione di difesa, ed è il simbolo della speranza, perché lei ha ripreso in mano la sua vita. Le ragazze intorno rappresentano i sentimenti: due passivi e due attivi. I primi due sono la paura, rappresentata da una ragazza immobile, ferma con le braccia lungo i fianchi e gli occhi bendati, la denuncia di chi non vuol vedere e fa finta di niente, mentre l’altra è la costernazione, un’amica che si sente con le mani legate. Poi ci sono i due sentimenti attivi: il coraggio, con una ragazza dalle braccia aperte come a volersi frapporre tra l’aggressore e la vittima, ed infine la rabbia. Rappresentata con una mano aperta mentre sta bloccando l’aggressore e mentre stinge il pugno. È l’immagine della forza. Tutte e cinque sono all’interno di una sfera, quella è la mia dimensione, una forma che mi appartiene. È come ho vissuto io l’emozione ed è una dimensione in cui faccio entrare gli altri. Quest’opera è anche una denuncia del fatto che non siamo capaci di amare: l’amore vero è anche saper fare un passo indietro».

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