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Brentonico, medici di base:

la quarta nomina resta bloccata

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Erano circa 130 i cittadini che martedì sera al teatro parrocchiale di Brentonico hanno partecipato all’incontro organizzato dall’amministrazione comunale per discutere, assieme all’assessore provinciale alla salute Luca Zeni, di assistenza medica di base. Su un elemento sembrano convergere le posizioni di Comune e Provincia: serve attivare un confronto coi medici e i loro rappresentanti sindacali per favorire un cambio nelle regole nazionali che, al momento, rendono impossibile nominare un quarto medico sull’Altopiano. Come noto, infatti, dopo il pensionamento di uno dei professionisti in servizio a Brentonico, non si è potuto procedere alla nomina di un sostituto. La norma contrattuale prevede che vi sia prima la saturazione del tetto di pazienti assistiti, al momento fissata in 1.275 per ciascun medico. Nonostante l’invito, i sindacati non hanno partecipato all’incontro. 
Con l’assessore Zeni c’era anche Franca Bellotti, oltre al sindaco Christian Perenzoni e all’assessore alla sanità Filippo Passerini; quest’ultimo è stato tra i principali promotori della mobilitazione delle scorse settimane. «Sollecito gli amministratori provinciali - ha detto Perenzoni - a tenere sempre alta l’attenzione sui contesti di montagna per scongiurare l’abbandono dei piccoli centri». 
Passerini si è concentrato sul tema dell’assistenza: «L’emergenza registrata in autunno è rientrata, ma restano elementi critici: 150 pazienti non hanno ancora un medico; 150 hanno scelto all’esterno del Comune; 2 dei 3 medici ora in servizio sono “massimalisti” con più di 1500 pazienti e uno dei due lavora su più Comuni, anche distanti. Per questo mi interrogo sulla capacità di far fronte alle necessità, soprattutto per la visite a domicilio su un territorio così vasto, poco accessibile e caratterizzato dal forte afflusso turistico con 25.000 arrivi e 2.000 seconde case». Dalla platea molti interventi e, dalle risposte dell’assessore Zeni, appare chiaro come l’ostacolo principale sia quello posto dal sindacato dei medici. Argomento a cui il pubblico ha replicato chiedendo un’azione incisiva per modificare gli accordi nazionali. Pungente la conclusione di Passerini: «È evidente la frustrazione rispetto al muro del sindacato: in tempi di spending review e austerity, non si capisce perché la categoria dei medici debba essere protetta a discapito dei servizi di base alle comunità».

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