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Il nonno del Trentino

spegnerà 108 candeline

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Le candeline su cui soffiare ora nascondono la torta: sono 108 quelle che lunedì si troverà davanti Luigi Tomasi, il «nonno» del Trentino, l'uomo più anziano della provincia che, vista la lucidità che ancora lo rende unico, pare aver azzerato la carta d'identità ripartendo da zero dopo la tripla cifra registrata all'anagrafe.

Perché il «Trona», immancabile soprannome che le nostre comunità riservano ai personaggi veri, vive ad Ala con una nipote, nella centralissima via Roma. I documenti, rilasciati dall'Impero austroungarico e aggiornati dalla Repubblica italiana, datano la nascita al 17 ottobre 1908 a Maso Corona di Marani, una vita fa appunto. 

Lunedì, come detto, ci sarà l'ennesimo compleanno da festeggiare. Un evento, per l'invidiabile numero di primavere collezionate ma anche una festa da condividere con altri «giovanotti» del centro anziani alense. Alle tre del pomeriggio inizieranno le danze condotte dal suono antico ma sempreverde della fisarmonica e poi la torta, quella nascosta dalle 108 candeline accese. E via con i ricordi, tantissimi ricordi, e anedotti che abbracciano due secoli e due millenni, con due guerre mondiali in mezzo a mai una grana di salute. Classe di ferro quella di Luigi Tomasi. «Il medico dice che malattie non ne ho e infatti sto bene, solo le gambe non mi reggono», ripeteva tempo fa. E ad ogni compleanno lo ricorda, prima di tutto all'ottantina di parenti stretti tra figli, nipoti, pronipoti e anche oltre. 

I suoi vissuti sono un libro di storia popolare, di cent'anni di lavoro nei boschi e di fatica contadina, di dormite sulla nuda terra e di pioggia in testa senza mai cedere a un raffreddore. Luigi è il testimone di un secolo di cambiamenti e di trasformazione della società lagarina da contadina e ancora quasi feudale fino alla realtà di oggi. Un'esistenza di mestieri alle dipendenze dei Baroni Malfatti e della caccia di sussistenza, di frodo ovviamente, ma in epoca talmente lontana da non essere più nemmeno un reato. Nei boschi della Sega, l'allora piccolo Luigi girava con lo schioppo in braghe corte, a 10 anni. Poi, certo, è arrivato il porto d'armi e la preda non era più solo qualcosa da mettere sotto i denti. O magari da vendere ai ricchi per racimolare qualche soldo, talleri, scellini o lire che fossero. Vendeva i francolini ai signori alensi, i Malfatti, gli Scomazzoni, i Cipriani. Moneta per mangiare ma anche per fare mosina.
Ma al «Trona» è rimasta la passione, da condividere con i cani. Come Black e Felix, i due border collie che qualche anno fa aveva salvato strappandoli ad uno scatolone abbandonato da qualche scriteriato: pulciosi, pelle e ossa, disidratati. 

Luigi Tomasi, insomma, si gode un altro anno di salute in compagnia di una comunità intera. E si gode la sua casa che, manco a dirlo, è nella storica contrada di Villalta, il cuore dell'Ala dei sentimenti e dei ricordi. 
Gigi ha visto passare due guerre mondiali e il fascismo; è stato testimone del crollo dell'impero asburgico («almeno allora i poreti non pagavano le tasse», ricordava qualche anno indietro). E rimpiange ancora quel mondo figlio della terra e dei suoi prodotti, quella società agricola dominata da conti e baroni. E c'è pure un po' di nostalgia per il lavoro di mulattiere, del legname portato in città lungo mulattiere buone per camosci che ora sono diventate strade.

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