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Addio a «El Mario Barba»

Se ne è andato a 86 anni

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Se n’è andato dopo una lunga malattia Mario Giacomazzi, 86 anni conosciuto da tutti come «El Mario Barba», personaggio notissimo e non solo nella sua Povo.

Ex artigiano imbianchino, una vaga somiglianza con Fidel Castro, comunista della prima ora, Mario Giacomazzi era stato tra i fondatori in città del GS Imbezili (di cui è stato presidente) e del Club dei «Redicoi, reversi e policarpi», sfegatato interista, grande appassionato di musica lirica era anche un grande collezionista di monete ed uno dei maggiori filatelici locali. Grande giocatore di bocce, di morra e di carte, a Povo tra le altre cose aveva ideato insieme ad altri la «Festa dei Mario» e, fino a che il fisico lo aveva sostenuto, non aveva mai fatto mancare la sua partecipazione alle varie iniziative organizzate nel sobborgo: dalle gare di bocce e di morra al «Tiro ai Ovi» in maglia rigorosamente nerazzurra. Un personaggio a suo modo carismatico, lettore appassionato e di vasta cultura nonostante le sue origini popolari.

Lascia la moglie Francesca, il fratello Felice, un numero sterminato di amici ed un grande rimpianto fra quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo. I funerali avranno luogo domani alla chiesa parrocchiale di Povo.

Nato a Brescia, venne a Trento quasi subito, abitava con la famiglia nei pressi dello scalo Filzi. Dopo i bombardamenti del 1943 venne sfollato nella «busa» di Sprè dove, con l’amico Lino «Carnera» Bertotti ne combinò di tutti i colori: dovrebbe esserci ancora una sentenza del Regio Tribunale di Trento perché i due «trafugarono una sbuzzega di legna posta dal guardaboschi in località Cimirlo».

«Cominciò a lavorare molto giovane - ricorda un parente, Enrico Eccel - più vecchio di 4 fratelli, si assunse il compito di capofamiglia e fece l’impossibile per far studiare e star bene la sua famiglia. Dal canto suo, non avendo potuto studiare, si rifece abbondantemente leggendo e collezionando francobolli. Per ognuno sapeva raccontarne la storia. Ne ho conosciuti pochi, uomini e donne, fatti da sé, acculturati in questo modo e capaci di parlarti per ore di qualsiasi argomento, sviscerandolo, facendo riferimenti, interessandoti all’argomento. Ma Mario Barba non era solo questo: era un bravissimo artigiano, forse uno degli ultimi, pittore e decoratore, era capace di seguire e restaurare pareti e fregi che, oggi, non esistono più. Mi sovviene il restauro del “casino di caccia” della Guardia di Finanza a San Rocco e molti altri».

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