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Casse rurali, Ok delle assemblee
per la fusione Trento-Aldeno

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Un'affollata assemblea dei soci della Cassa Rurale di Aldeno e Cadine, convocata in via straordinaria per la sera di ieri presso la tensostruttura allestita nel piazzale della Sft a Romagnano, ha dato il via libera al progetto di fusione dell'istituto con la Cassa Rurale di Trento. Su 1.451 soci votanti, i favorevoli alla fusione sono stati 1.101, il 75% circa, superando nettamente il quorum di 871. I no sono stati 285, schede nulle 10, astenuti 55.

Quasi contemporaneamente Trento votava la fusione a larga maggioranza: su 1.655 voti espressi, i sì sono 1.501, il 90%, rispetto ad un quorum necessario (i tre quinti) di 993 voti. I contrari sono 154, gli astenuti 37. Il via libera delle due assemblee, con almeno i tre quinti dei voti espressi, rende definitiva la scelta della fusione, che sarà operativa dal prossimo 1° luglio.

Alla fine quindi anche Aldeno, una Cassa che da oltre due anni registra perdite di gestione considerevoli, superiori ai 5 milioni di euro, ha scelto per la fusione con Trento a larga maggioranza. Ma non è mancato il dibattito vivace, alimentato in particolare dal Comitato per il No, che in queste settimane aveva lavorato per mantenere in piedi l'autonomia della Rurale di Aldeno.

Le procedure di voto, avvenute a notte inoltrata, si sono svolte dopo la presentazione del piano di fusione, che porterà alla creazione di un istituto di credito con un patrimonio complessivo superiore ai 200 milioni di euro, 61 milioni dalla Cassa di Aldeno, 147 milioni da quella di Trento, con più di 18 mila soci, da parte del presidente Luigi Baldo e dal direttore Pio Zanella , fautori del progetto di fusione.

«Nei prossimi anni - ha sostenuto Baldo, esortando l'assemblea a dare parere favorevole - assisteremo ad una serie di unioni di istituti di credito trentini, per fronteggiare la difficile congiuntura economica che non sembra finire. Le fusioni poi le vogliono le nuove normative comunitarie sul sistema bancario e la Bce: di fatto, siamo portati a questa decisione. Ciononostante, stiamo dando vita ad un ente più solido, con un rafforzamento degli istituti di controllo e la possibilità di effettuare nuovi investimenti, per una banca del futuro».

Nel corso dell'assemblea non sono mancate le voci contrarie e in più occasioni sono volati fischi in direzione dell'uscente consiglio di amministrazione, accusato di malagestione e di aver nascosto ai soci stessi le condizioni della banca negli anni scorsi, soprattutto in riferimento alla sanzione comminata dalla Banca d'Italia.

«Non possiamo ritenere credibile - ha detto Andrea Bontempelli , portavoce del fronte per il no, che ha invitato i contrari a boicottare le procedure di voto - un cda che non era legittimato a prendere una decisione e a farci votare una scelta praticamente già presa».

Al di là delle voci contrarie, il risultato darà avvio ad un percorso di unificazione, dopo una storia iniziata 120 anni fa, che si concluderà nel 2020, quando il nuovo cda della Rurale unificata, dopo un periodo di assestamento, si ridurrà a nove consiglieri oltre al presidente. Il nuovo istituito di credito avrà inoltre un utile netto, secondo le proiezioni, superiore a 7,1 milioni di euro annui.

Stando a quanto dichiarato dal presidente Baldo, non sono previsti licenziamenti, anche se si è parlato di un blocco del turn-over, con un accompagnamento dei lavoratori anziani al pensionamento. Diversamente, in merito all'eventuale chiusura delle sedi, è stato annunciato un piano di razionalizzazione per evitare sovrapposizioni tra sportelli.

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