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Amarcord: un tuffo nella Trento di ieri

tra storia, ricordi e nostalgia «social»

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Facebook ha tante caratteristiche. Tra le molte, due sono le principali: è perfetto per mettere in mostra il proprio narcisismo ed egocentrismo, ed è favoloso per ricordare. In quest’ultimo senso è nata la bellissima e spontanea iniziativa delle persone che fanno parte del gruppo «Sei di Trento se...», una grande famiglia composta da circa diecimila persone.

La «sfida» era quella di pubblicare delle foto storiche di Trento, invitando gli utenti a riconoscere la zona, la piazza o la via. Ma questo ha dato il via anche a una serie di aneddoti, di storie, di curiosità e di considerazioni su una città che è, come ovvio, cambiata molto nel corso del tempo. Molte delle immagini pubblicate, delle quali vi proponiamo una piccola carrellata, hanno raccolto decine di commenti: prima si provava a indovinare il luogo, e poi via con i ricordi.

«Quella volta che mio nonno proprio lì...», «è impossibile che sia diventata così...» e, ancora, «come dimenticare...» sono state le frasi più usate dagli utenti, ognuno a suo modo coinvolto negli scatti.
Le foto rappresentano uno spaccato di una città e di uno stile di vita oggi ormai dimenticati.

Si passa dal mitico «sliton» del Bondone (foto Silvano Bassetti), l’antenato delle comode ovovie che usiamo adesso per andare a sciare, al cinema Italia (altro che 3D) in piazza Silvio Pellico. Poi il vigile che dirige il traffico tra piazza Pasi e piazza Duomo (foto Marco Ganarin) e le signore che lavano i panni nell’Adige, per poi stenderli lungo le roste, dove oggi passano la ciclabile e qualche appassionato di footing, oltre a conigli e pantegane. Altro che lavatrici...

Infine le due immagini panoramiche più irriconoscibili, almeno per i più giovani. La prima è via Grazioli (foto Marco Ganarin), vista in pratica dall’attuale fontana dei cavalli in piazza Venezia. Nella seconda, invece, si vede via Petrarca (foto Marco Ganarin), che negli anni Sessanta ospitava le giostre (meglio conosciute a Trento come le «carozete»).

 

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