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Per il posto di Valduga

supersfida Olivi - Spinelli

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L’appuntamento di maggio 2020 è di quelli grossi. In ballo c’è il governo della città e, soprattutto, c’è da sfatare un tabù: bissare la vittoria di un sindaco uscente, mai successo a Rovereto da quando c’è l’elezione diretta del primo cittadino.

Il primo nome in campo, ovviamente, è Francesco Valduga. Il sindaco uscente, tentennante fino a pochi giorni fa, ha deciso di riprovarci, sempre alla guida di una squadra civica. Ancorché minata da mal di pancia diffusi e dunque non così certa di tornare alle urne compatta.

Certo, le sirene del centrosinistra sono sulla soglia per ammaliaralo. Il Pd, soprattutto, sarebbe pronto a sostenerlo nonostante gli screzi consigliari che proseguono da quattro anni. Il primo cittadino uscente, però, di avere come stampella una sigla di partito tradizionale ne ha poca voglia e sta ancora tentando di ospitare i dem senza simbolo.

Proprio il Partito democratico, però, sta lottando con la propria dignità per riprendersi palazzo Pretorio. Anche se la spaccatura interna è mastodontica: il gruppo seduto in aula Malfatti non parla con il direttivo e viceversa. E, soprattutto, i sei consiglieri comunali di sedersi al tavolo con Valduga non ne hanno affatto voglia. Perché, come detto, c’è da fare i conti con la dignità. Ecco, dunque, che spunta il nome “nuovo”, con le virgolette che sono d’obbligo. Il candidato sindaco della sinistra dovrebbe essere Alessandro Olivi, ex vicepresidente della Provincia e nome gradito a tanti tesserati, soprattutto giovani. E soprattutto sostenuto dall’ex sindaco Andrea Miorandi e da tutta la schiera dei «Miorandi boys».

Il diretto interessato si limita a rispondere «ma va là» ma i giochi sono ormai ben avviati. Olivi, d’altro canto, è quello che in Provincia ha provato a fare di più per Rovereto e dunque un conto aperto con la città della Quercia ce l’ha. Candidarlo, però, vorrebbe dire sbattere la porta in faccia a Valduga che, senza il Pd, potrebbe anche rischiare di starsene a casa.

E qui entra in gioco l’altra metà del cielo, il centrodestra. Che ormai è sparito dalla geografia politica e rianimato solo se abbraccia la Lega. Partito, questo, che soffre di complesso di inferiorità visto che le elezioni comunali sono tutt’altro rispetto alle politiche. Tant’è che c’è una ricerca disperata di un nome forte da proporre ai cittadini. E l’unico sulla lista è Achille Spinelli, attualmente assessore tecnico allo sviluppo economico della Provincia. Di proporsi alle comunali ne ha davvero poca voglia ma è uomo di partito e dunque pronto ad obbedire al diktat. Che il governatore Maurizio Fugatti è pronto a far scattare pur di assicurarsi la vittoria in piazza del Podestà.

A otto mesi dalla corsa alle urne, insomma, ci sarebbero tre «stalloni» pronti a correre. E difficilmente i cespugli manderanno allo sbaraglio candidati destinati a rimanere scartini.

La novità, stavolta, è quella di Alessandro Olivi, nome spendibile e credibile ma che potrebbe spaccare ancora una volta il Pd. Non perché sia inviso alla segreteria ma perché la stessa sta cercando di accasarsi con Francesco Valduga, nemico-amico che al partito garberebbe pur di non consegnare la città alla destra. Anche a costo di ingoiare rospi. Ma questo è un altro discorso e Olivi, pur nascondendosi, sta cercando sottotraccia di trovare appoggi pesanti.

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