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Arriva il conto per la rissa

250 euro per ogni pugno

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«Te la faccio pagare!». Ma a pagare, alla fine, è lui. Si è conclusa con due assegni da 250 euro e il capo cosparso di cenere l’avventura giudiziaria di un roveretano (A. V.) derivata da una scazzottata notturna in pieno centro. L’uomo, dopo un’accesa discussione con un conoscente (D. S.), aveva rifilato due cazzotti in faccia all’interlocutore provocandogli lesioni giudicate guaribili in otto giorno e rompendogli la montatura degli occhiali.

Lo sconfitto - in questo assurdo match di pugilato che ha avuto come ring una crepuscolare strada del cuore urbano - ha denunciato l’altro per lesioni e danneggiamenti. E vista l’entità tutto sommato contenuta, si è arrivati in udienza davanti al giudice di pace Paola Facchini anziché in tribunale. L’energumeno picchiatore, come detto, si è presentato in aula in versione dimessa e costernata: capo chino, profusione di scuse per aver perso il controllo e, soprattutto, 500 euro suddivisi in due assegni da 250, uno per pugno.
Parte civile e pm (Fabiana Pantella) hanno chiesto di non accogliere la tesi della difesa ritenendo incongrua la somma offerta per riparare il torto e i danni cagionati con l’aggressione. Entrambi, infatti, hanno posto sul piatto 700 euro come limite minimo per il pagamento del risarcimento.

Il giudice, però, ha preso per buone le giustificazioni dell’imputato che, chiaramente, ha ammesso la colpa e, come detto, ha chiesto profondamente scusa. «Visto il tipo di reati contestati e gli elementi di valutazione messi a disposizione del giudicante, - spiega in sentenza la dottoressa Facchini - si ritiene che l’assunzione di responsabilità dell’imputato, le scuse presentate tramite il procuratore speciale in udienza, il versamento banco judicis della somma di 500 euro, la mancanza della prova di un maggior danno sofferto dalla parte civile, consentano di affermare l’estinzione del reato per intervenuta condotta riparatoria».
Il magistrato onorario, però, non si è limitato ad assolvere il picchiatore ma ne ha pure decantato i modi gentili ed eleganti che ha usato per scusarsi. «Sotto l’aspetto penale - si legge infatti in sentenza - è possibile apprezzare il pentimento per il comportamento aggressivo tenuto. L’imputato, con il suo comportamento, ha inteso riparare alle conseguenze dannose derivanti dai reati. Per questo si dichiara l’estinzione dei reati».

Per quanto riguarda la richiesta economica, la giudice riconosce che la sua eventuale quantificazione maggiore a quanto offerto dall’improvvisato pugile rientra nell’aspetto civilistico: «La somma offerta deve considerarsi comprensiva dell’indennità giornaliera prevista per i danni da lesione micropermanente e del danno patrimoniale determinato in misura forfettaria. La valutazione sommaria del fatto commesso non preclude la dimostrazione di un maggior danno in sede civile».

Vista la cifra, ancorché ritenuta bassa dal ferito, chi ha velleità di boxeur ci pensi comunque bene prima di incrociare metaforicamente i guantoni con chicchessia: a 250 euro a pugno, infatti, se si facesse prendere dalla foga alla stregua di Mike Tyson si troverebbe sul lastrico.

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