Salta al contenuto principale

Amianto killer, tutti assolti

Per l'Archifar c'è la prescrizione

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
1 minuto 55 secondi

Non luogo a procedere. Anche questa volta. Il terzo procedimento per omicidio colposo legato all’amianto si è chiuso ieri mattina con il proscioglimento di tutti gli imputati (quelli rimasti, visto che la metà sono deceduti). Ma stavolta la parola fine è stata messa dal gup Monica Izzo «attraverso» una recente sentenza della corte di cassazione che fa valere le leggi dell’epoca dei fatti. E in quegli l’anni la prescrizione era di un lustro, dunque non è più il caso di processare i presunti responsabili.
Sotto accusa, da tempo ormai, sono finiti i manager dello stabilimento che fu Archifar (poi Lepetit e Roferm) dal 1970 all’inizio degli anni 90. Tredici persone in tutto - Mario e Giorgio Giommoni, Roberto Sabbioneda, Bruno Modanesi, Ezio Riva e Angelo Meoni, in qualità di amministratori della Archifar dal ‘68 all’81, Emilio Nicola Francesco Lepetit, Alexander Crossan, Frederick Leonce Dupuy, come amministratori Lepetit dall’81 all’86 e Claude Alexander Ohrn, Mohamad El Sayed Reefat, Stewart Alastair e Rolland Stephane Scerker, come amministratori di Roferm dall’86 al ‘92 - tutti molto anziani, molti di loro irreperibili o passati a miglior vita. Per tutti l’imputazione era di omicidio colposo.
La vicenda riguarda, come detto, un operaio Archifar, l’azienda farmaceutica diventata, nel tempo, Lepetit, Roferm e - recentemente - Biochemie e Sandoz. L’uomo - Giancarlo Manica - entrò in fabbrica nel novembre del 1970 e lì rimase fino alla pensione, nel 2006. Ma un anno più tardi si ammalò di mesotelioma. Una malattia fortemente legata all’esposizione all’amianto, che lo uccise meno di un anno più tardi. Ma il suo dramma divenne quasi subito un caso giudiziario. Perché l’ipotesi che ha fatto la procura è chiara: quell’uomo si è ammalato perché esposto, durante il lavoro, all’amianto. Si è ammalato in fabbrica, non altrove. Perché all’Archifar l’amianto sarebbe stato presente nella coibentazione delle tubazioni e del disco di congiunzione tra le due frange di collegamento dei tubi che trasportavano il vapore.
Strutture che l’operaio aveva il compito di pulire. L’uomo, insomma, non solo sarebbe stato esposto, ma non avrebbe avuto protezioni: fino al 1990 avrebbe usato esclusivamente mascherine senza filtro, inadeguate a garantire una tutela sufficiente.
Questi gli elementi da cui è partita l’accusa con il pm Fabrizio De Angelis che ha chiesto ancora nel 2013 l’incriminazione di tutti gli amministratori fino al 1990.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy