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Rovereto, insieme per combattere il cancro

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Tra le malattie da combattere il cancro è tra quelle che fa più paura. La ricerca e le cure mirate però hanno permesso di fare grandi passi avanti per poterla sconfiggere, anche con l’aiuto di tutte quelle persone che con il loro lavoro o come volontari sono al fianco di chi è impegnato in questa difficile battaglia.
 
Al day-hospital oncologico dell’ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto, il secondo in Trentino dopo quello del Santa Chiara di Trento, chi deve affrontare le cure per un tumore entra a far parte di una squadra. Non è mai solo, perchè il centro che esiste dal 2006 è stato costruito affiancando alla parte medica il prezioso contributo delle associazioni che offrono un sostegno a pazienti e familiari.
 
«Questo centro, prima con il dottor Mauro Matterei ed ora con la dottoressa Susanna Cozzio, rispettivamente ex primario e primario in carica di medicina, è stato creato per seguire i pazienti del basso Trentino, perché potessero essere curati con la miglior terapia nel centro più vicino» racconta Mirella Sannicolò, la dottoressa che negli ultimi dodici anni ha visto nascere ed ha contribuito a crescere il day-hospital di Rovereto. Da alcune settimane è in pensione ed ha passato simbolicamente le consegne al dottor Luca Giuditta, medico arrivato dal day-hospital di Borgo Valsugana: «Sono qui da poco, ma posso dire che mi sembra tutto molto ben organizzato», commenta. Ed in effetti entrando in questi spazi nulla sembra essere lasciato al caso: dai quadri alle pareti alle poltrone colorate, dagli addobbi natalizi agli altri dettagli che lo rendono un luogo ospitale.
 
La dottoressa Sannicolò tiene a precisare che molto è stato fatto con l’aiuto delle donne di Terragnolo ed in collaborazione con la Lilt, la delegazione della Vallagarina della Lega italiana lotta ai tumori. «Da noi - spiega sentendosi ancora parte integrante del gruppo di lavoro - il paziente è davvero al centro. Siamo collegati con gli specialisti di tutto l’ospedale e le quattro infermiere sono molto attente ai bisogni di chi è in cura soprattutto per gli aspetti psicologici, di relazione, di riabilitazione. L’augurio è che possa continuare ad essere così», aggiunge riferendosi al cambio di guardia in assessorato ed alle relative incognite sulle nuove linee guida.
 
L’aspetto, non certo secondario, del sostegno psicologico viene preso in carico anche dalle cinque volontarie che ogni mattina si alternano nella sala d’attesa del day-hospital.«Prevalentemente per ascoltare», raccontano. «E ogni volta riceviamo più di quello che diamo. Nel percorso della malattia c’è bisogno di normalità ed è quello che cerchiamo di offrire in questi momenti insieme». «Ma oltre al buon cuore ed alla motivazione, i nostri volontari sono anche preparati» assicura la dottoressa Valentina Cereghini, direttrice della Lilt in Trentino. «E noi di volontari ne cerchiamo sempre, qui o in altri ruoli». Psicologa, assistenza spirituale e cure palliative sul territorio completano il servizio rispondendo a 360 gradi ai bisogni dei pazienti.
 

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