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Marangoni,

vertice con i sindacati

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Alla fine i sindacati hanno ottenuto quel che volevano, almeno per ora. Nella verenza Marangoni, dove la temperatura è salita per via della richiesta disattesa d’incontro con la proprietà dopo l’addio dell’amministratore delegato Dino Maggioni, si è giunti ad un punto di svolta. Il presidente del gruppo Vittorio Marangoni ha accettato di incontrare Rsu e rappresentanze sindacali lunedì prossimo nel pomeriggio, in sede di Confindustria
Lunedì, insomma, ci sarà più chiarezza su una situazione anomala: la vertenza sindacale di fatto è iniziata all’unico scopo di ottenere informazioni. Dall’azienda non ci sono stati annunci di esuberi o scelte dirompenti. Insomma, si tratta di un confronto - quantunque acceso nei toni - del tutto fisiologico nella vita di una fabbrica. Ma complice la campagna elettorale, il confronto ha avuto una risonanza inedita: ben due ministeri (l’ultimo in ordine di tempo è stato il ministro pentastellato Riccardo Fraccaro) si sono mossi, per dare disponibilità ad ospitare un confronto tra le parti. Una disponibilità accolta con favore dai sindacati. «Dopo le iniziative messe in campo in queste ultime settimane da parte del sindacato, nonostante l’assordante silenzio della Provincia, qualcosa si muove - osserva Mario Cerutti, Cgil - L’apertura palesata dall’azienda va verificata fino in fondo inoltre, vista la situazione, l’iniziativa parlamentare sfociata nella disponibilità ad aprire un tavolo di confronto da parte del ministero del Lavoro, è indubbiamente importante quanto da prendere in seria considerazione». Sulla stessa lunghezza d’onda Walter Alotti, segretario generale della Uil: «Se l’incontro con la proprietà non dovesse chiarire la situazione societaria e le prospettive per le maestranze che insistono sullo stabilimento di Rovereto, certamente indirizzeremo l’azione verso l’apertura di un tavolo di crisi presso il ministero del Lavoro a Roma. Senza dubbio crediamo che nell’ultimo decreto in materia di lavoro e delocalizzazione del nuovo governo nazionale esistano degli spazi per indurre Marangoni Spa a reinvestire in Trentino, visto lo spostamento all’estero di parte dell’attività e l’aver pià volte beneficiato di aiuti e contributi pubblici».

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