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Rovereto: 35 ippocastani al posto

delle 47 piante abbattute

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I lavori di ripristino proseguono senza sosta in viale Trento e a breve verrà finalmente trasportata la terra che andrà a riempire le buche predisposte per i nuovi alberi. Le piante andranno a sostituire le 47 abbattute, non senza polemiche, ancora ad aprile scorso. 
«Per mettere a dimora gli alberi - spiega l'assessore Giuseppe Graziola - si dovrà però attendere che arrivi il freddo, quando le piante si preparano per il riposo invernale, ovvero quando sono alla fine del ciclo di crescita rigogliosa: questo è quello che ci hanno consigliato gli esperti proprio perché così gli alberi riusciranno ad adattarsi meglio alle nuove sistemazioni. Si è deciso infatti di rifornirsi di piante in zolla, più cresciute rispetto a quelle in vaso».
Sulla specie e sul numero, le indicazioni sono chiare: «Visto che bisogna rispettare la simmetria e l'omogeneità paesaggistica - riprende Graziola - così come sul lato a ovest c'è un filare di ippocastani, così anche sul lato est, in maniera speculare, sarà piantato un filare di ippocastani. Per quanto riguarda il numero, si deve considerare che prima di essere tolte a primavera scorsa perché cariate e capitozzate malamente, le piante del lato est erano divise su due filari, e quello più centrale ed importante, era costituito da 32 alberi. Ora ne pianteremo 35, ben tre in più, grazie all'andamento sinuoso del rifacimento del marciapiede. Gli altri 15 alberi del filare a ciglio strada, che erano invece molto più piccoli e storti,non verranno sostituiti. È invece possibile che, una volta terminata la piantumazione, si deciderà di sistemare delle panchine per favorire la vivibilità dell'area e saranno messi alcuni arbusti ornamentali. Ci teniamo che il bilancio del verde, così come abbiamo più volte ribadito, finisca in pari». «Inoltre - prosegue l'assessore - proprio all'imbocco del Brione, si sta mettendo mano al Parco Tobia, che verrà completato con altre piante in un progetto di riqualificazione complessiva».
Ma se il numero può essere congruo, resta critico il discorso per quanto riguarda la massa vegetale, perché le piante abbattute erano alberi con parecchi anni sui rami, esemplari imponenti, in alcuni casi alti anche diversi metri, che garantivano parecchia ombra, benessere ai cittadini, ed una piacevole visione d'insieme.
«Ci è stato esplicitamente chiesto dalla circoscrizione - riprende Graziola - che le piante che metteremo a dimora siano di dimensioni adeguate. E noi cercheremo gli esemplari con il diametro massimo, che ci diano garanzia di attecchimento. Per questo stiamo visionando gli alberi proposti da più vivai: fortunatamente l'ippocastano è una pianta abbastanza diffusa, quindi dovremo riuscire a trovare 35 belle piante, con un diametro ed una chioma importanti». 
In genere gli ippocastani vengono messi a dimora dopo tre anni di coltivazioni protetta in vivaio: gli esperti raccomandano che le piante abbiano a disposizione una superficie minima attorno al tronco per permettere alle piante di crescere sane, non ammalarsi a causa dei parassiti, e assumere i nutrimenti necessari, condizioni che non sempre vengono garantite quando si tratta di arredo urbano. 
Nel caso di viale Trento, l'errore più macroscopico, almeno a detta dei tecnici che a suo tempo avevano condannato «a morte» le 47 piante giudicate «pericolose», era stata quella che si definisce «capitozzatura», ovvero la decisione di perpetrare radicali potature alle chiome, pratica deleteria ma diffusa in molte città. Che tra l'altro aveva, ancora nei primi anni Duemila, già rovinato le antiche piante del filare ovest del viale, che circa dieci anni fa erano state tutte sostituite. Anche allora tra le molte polemiche.

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