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In 22 domeniche gratis

29mila ingressi al Mart

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«La mia opinione personale è che, come nei musei britannici, sarebbe bello che ciò che è patrimonio dei musei pubblici, le collezioni permanenti, possa essere sempre nella disponibilità del pubblico, anche indipendentemente dalle domeniche. Diverso il discorso delle mostre temporanee». Il direttore del Mart Granfranco Maraniello entra volentieri nel dibattito sulle politiche tariffarie dei musei. Ma lo fa in un contesto più apio: non solo sui biglietti, osserva, serve ora ripensare il Mart che vogliamo tra 20 anni. E serve ripensarlo non come ancora di salvezza di un territorio, ma come tassello di un sistema integrato. Che, possibilmente, vada oltre i confini della città della Quercia. «Altrimenti rischiamo di avere aspettative che non hanno aderenza con la realtà».
La riflessione, come detto, inizia dalle domeniche gratuite. Tema che anima il dibattito pubblico nazionale da quando il ministro della Cultura Alberto Bonisoli ha detto di voler rivedere l'obbligo di apertura gratuita la prima domenica del mese, istituita dal predecessore Dario Franceschini. Sono 22 le domeniche gratis già proposte dal Mart, che per altro frutti ne hanno dati: in media in corso Bettini sono arrivate 1500 persone a domenica. In tutto il Mart ha accolto in questi 22 giorni 29.404 persone, Casa Depero 3.498 visitatori e la galleria civica 1.155 amanti dell'arte. Ed ora si dovrà ragionare su cosa fare, per le domeniche gratuite: «Posto che sarà il Cda, ma in generale il sistema provinciale a decidere - osserva Maraniello - io credo che costruire delle abitudini e smontarle in toto rischi di essere controproducente, possono generare malumori rispetto a liturgie che si sono create». E nel merito: «Credo sia di un certo interesse il principio, magari non limitato alle domeniche, che ciò che è patrimonio pubblico possa essere sempre nella disponibilità dei cittadini. Personalmente credo che poter offrire la visita gratuita alle collezioni permanenti incoraggi la conoscenza dell'istituzione e del loro patrimonio identitario, e permetta fidelizzazione. Altra cosa sono le mostre temporanee».
Quelle hanno dei costi e, osserva Maraniello, possibilmente anche un senso, in un'istituzione culturale: «Sulle mostre temporanee le domeniche gratuite possono essere d'ostacolo, non permettono una buona politica di scontistica, per esempio, perché il valore è azzerato nel momento in cui si preferisce la domenica al resto della settimana». 
Ed è qui, sul tema delle mostre temporanee, che Maraniello allarga l'orizzonte. Ricordando che «dovrebbero essere legate alla ricerca e valorizzazione del proprio patrimonio, non occasione d'intrattenimento». E sempre una risposta a chi, da anni, chiede mostre di richiamo. «Le mostre non sono salvifiche di un territorio - spiega - questa è un'ipocrisia che non è sorretta da nessun caso reale, se studiato fino in fondo. Quel che serve è una più ampia politica di marketing, un piano per il futuro, dell'intero sistema, che dev'essere un sistema integrato. Da quando è aperto il Mart è cambiato il mondo: l'offerta italiana si è moltiplicata. Il visitatore non cerca più solo la mostra, cerca accanto a quella un valore aggiunto, paesaggistico, urbanistico, facilità a raggiungere i servizi. Chi arriva in corso Bettini vede splendide facciate, dietro alle quali ci sono istituzioni importanti. Ma ognuna rischia di stare nella propria clausura. Serve invece che corso Bettini diventi uno spazio d'incontro, in una cittadella dei saperi, con progetti comuni. Così si crea un unicum italiano. Si devono costruire nuove prospettive, attraverso politiche chiare e condivisione. Per questo ragioniamo di aprire palazzo Fedrigotti per portare l'arte fuori dal museo, in un ideale percorso verso il centro città».
Insomma, serve un piano generale, di cui il Mart sia un tassello. E la regia di questo piano? Dev'essere necessariamente politica: «La legge provinciale sui musei già va nella direzione di un maggior dialogo. Ora vedremo le idee per la prossima legislatura. Sarebbe bello che in campagna elettorale, su questi temi, ci fosse un confronto tra idee».

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