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Rovereto, due scippi 

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Ha provato davvero un grande spavento una donna di 35 anni che lunedì scorso è stata scippata mentre era in bicicletta lungo la rotonda che collega viale della Vittoria con via Cavour. «Erano le 19.45 - racconta Flutura Bardhi Gjkola, di origini albanesi ma da tempo residente a Rovereto - e io stavo rientrando dal lavoro, risalendo da Borgo Sacco dove lavoro alla casa di riposo. Avevo un po’ rallentato l’andatura perché ero a fine giornata e c’è un pochino di salita, comunque mi trovavo sula ciclabile, quando tutto è accaduto in un attimo: un uomo su uno scooter piuttosto grande mi ha affiancato e con forza ha preso la borsa che avevo appoggiato nel cestino davanti. La cosa sulle prime mi ha sorpreso, ma quando ho visto il motociclista scappare via ho capito che purtroppo ero stata derubata. E mi sono anche spaventata perché se avessi legato la borsetta, come faccio ogni tanto, lo strappo mi avrebbe fatto cadere di brutto e avrei potuto farmi male». A Flutura non è restato altro che contattare la polizia e sporgere denuncia contro ignoti.

Al ladro però non è bastata questa prima aggressione perché nel giro di pochi minuti ha preso di mira un’altra vittima, questa volta nella zona di via Segantini. La tecnica è stata la stessa: si è avvicinato con lo scooter ed ha cercato di rubare la borsetta di una donna che stava pedalando tranquillamente. In questo caso però non è riuscito a portare a termine i suoi propositi e si è dato alla fuga. La vittima ha quindi telefonato al 112 per avvisare del fatto. Le forze dell’ordine, che stanno conducendo le indagini, sottolineano quanto episodi del genere possano davvero diventare pericolosi, se soltanto la vittima non è pronta a reagire o se magari è un po’ avanti con l’età.

Purtroppo in entrambi i casi, a causa dello spavento, le donne scippate non sono riuscite a fissare nella mente particolari utili al riconoscimento del ladro, anche perché, almeno in un caso, i numeri della targa sarebbero stati in qualche maniera oscurati. L’uso del casco integrale, di colore scuro, ha permesso di mantenere il volto completamente coperto.

«Sono due giorni che non riesco a dormire - riprende Flutura - perché con il passare del tempo mi sono resa conto di quanto ho rischiato. Nella mia borsetta c’era un po’ di contante, ma quello che mi dispiace di più di tutto è che mi hanno portato via i documenti, diversi mazzi di chiavi tra cui quelle di casa, dell’auto e del lavoro. E questo è un problema serio. Lavoro, sono una mamma, mi prendo cura della mia famiglia, e questa cosa è stata dura: sono fortunata a non essere rimasta ferita». Nella borsa c’era anche un cellulare che ha lanciato un segnale prima a Villa Lagarina e poi a Trento, a riprova che l’uomo si era fermato ancora un po’ in Vallagarina prima di prendere il largo. Per ora.

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