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Querela i carabinieri ma 

testimoni e prove li scagionano 

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L'accusa nei loro confronti era infamante: due carabinieri erano stati querelati per aver usato metodi violenti durante un intervento, per di più contro un minorenne. Fin da subito c'erano parecchie cose che non tornavano, nel racconto del ragazzo, ma la procura ha comunque deciso che non sarebbero dovute restare ombre. E ha fatto un'indagine seria. Ha sentito tutti, ma proprio tutti: il ragazzo che ha sporto querela e i carabinieri, ha letto i referti medici, ma pure le relazioni di servizio non solo dei carabinieri, ma anche della Finanza e dei vigili, intervenuti quella sera.

Di più, ha sentito i testimoni della serata, per ricostruire ciò che è accaduto sia prima sia dopo l'intervento dei militari. E poi ha visionato le telecamere a circuito chiuso della caserma dei carabinieri. Infine ha tirato le fila: la querela proprio non regge. I due carabinieri - costretti a subire l'onta dell'iscrizione nel registro degli indagati, sia pure come atto dovuto - escono lindi e senza macchia da questa vicenda. Il pm Fabrizio De Angelis ha chiesto l'archiviazione con parole che non lasciano alcun dubbio: la querela è «priva di qualsiasi fondamento».
I fatti risalgono al marzo scorso, quando i carabinieri erano stati chiamati nella zona della piscina per una rissa, con tanto di uso di un coltello, che avrebbe coinvolto quattro ragazzi.

Al loro arrivo, tre di loro si sono fermati e si sono lasciati identificare, il quarto, un minorenne, prima è scappato e poi, una volta inseguito, è stato violento con le forze dell'ordine. Da qui l'accompagnamento in caserma, e la successiva denuncia alla procura dei minori per rissa, danneggiamento (dell'auto di servizio dei carabinieri) , rifiuto di fornire le proprie generalità, e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo il giovane, i carabinieri l'avrebbero trattato con violenza, arrivando a picchiarlo, sia sul luogo dei fatti, sia nel piazzale della caserma sia in ufficio. I carabinieri (per altro feriti entrambi) avevano tutt'altra versione: davanti alla violenza del giovane, che in macchina aveva preso a dimenarsi e calciare (da qui i danni all'auto) l'avrebbero solo colpito due volte con il tonfa alle gambe, per indurlo a restare all'interno della macchina. 
Come detto, la procura ha verificato qualsiasi cosa fosse verificabile. A partire dai referti medici del giovane, che quella sera zoppicava: il primo, poche ore dopo al S. Maria, il secondo due giorni più tardi al S. Chiara. Lui lamentava dolore, gli esami non evidenziavano lesioni: la prognosi è stata di 10 giorni. 

Poi ci sono i testimoni: sia i ragazzi che hanno partecipato alla rissa, che hanno evidenziato come il minore in questione le avesse prese in quell'occasione e fosse claudicante prima dell'arrivo dei carabinieri. Poi i testimoni terzi, che hanno confermato l'atteggiamento violento del giovane con i carabinieri e all'interno dell'auto. Poi la Finanza, che i militari avevano chiamato sull'intervento proprio per via dell'aggressività del ragazzo. Poi ancora le foto dell'auto di servizio, danneggiata. Infine le telecamere in caserma, che l'unica cosa violenta che mostrano durante la serata è il tentativo del giovane di colpire un carabiniere con un doppio calcio. Infine, c'è la relazione di servizio della polizia. Che quella sera non c'entrava nulla. Ma che due giorni dopo ha fermato il ragazzo per altri motivi, e l'ha trovato in perfetta salute.  

Insomma, messo tutto insieme, la procura ha chiesto l'archiviazione per entrambi i carabinieri, protagonisti di una condotta «all'evidenza compiuta nell'adempimento del dovere e quindi non punibile, che per altro non ha cagionato alcun tipo di lesione, come dimostrato dagli accertamenti medici». Ora sarà la procura dei minori ad occuparsi di lui: aveva già la denuncia per resistenza, danneggiamento e rissa. Adesso rischia la segnalazione per calunnia.

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