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Giro d'Italia, si temono sabotaggi

Rotatoria «rosa» imbrattata

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Domani arriva il Giro d’Italia, l’attesa tappa a cronometro Trento-Rovereto che, probabilmente, deciderà la corsa rosa. Ma l’evento sportivo più seguito del Paese è in balia delle proteste. Per una che è stata infilata nel congelatore - in attesa di scoppiare tra qualche giorno - ce n’è un’altra che rischia di far deflagrare la situazione. E che, non a caso, preoccupa gli organizzatori e le forze dell’ordine.

L’edizione numero 101 della gara ciclistica a tappe, ribattezzata il «Giro della Pace», è partita il 4 maggio da Gerusalemme proprio per confermare il nuovo titolo. La scelta, però, non è piaciuta a molti, specie gli antagonisti, che da quando il Giro è sbarcato in Italia hanno tuonato contro Israele (che compete con una propria squadra di corridori). E ieri si è avuto il sinistro benvenuto ai «girini» anche in Vallagarina. I soliti ignoti hanno infatti imbrattato la rotatoria di Piazzo, a Pomarolo, con scritte di insulti contro lo Stato ebraico: «Israele terrorista» ma pure «Il Giro d’Italia pedala sul sangue dei palestinesi».

L’intenzione, al momento, è di mostrare le immagini al mondo intero - la corsa rosa è trasmessa in diretta in 193 Paesi con 700 milioni di spettatori da divano - ma i controlli sono stati intensificati per evitare blitz contro i ciclisti e, tra l’altro, nel pomeriggio il Comune ha provveduto a cancellare le frasi ingiuriose. Il ricordo della strada della Vallarsa disseminata di chiodi in occasione del contestatissimo Giro della Padania, d’altro canto, è ancora vivo. Certo, quella era altra politica e quella competizione è stata cancellata dal calendario trentino ma i timori di interventi lungo il percorso sono altissimi. Non solo per l’eventuale «figuraccia» internazionale ma soprattutto per la sicurezza dei partecipanti e del pubblico che si preannuncia numeroso. La soglia d’allarme, insomma, è elevata.

Nel frattempo, però, è stata «sminata» temporaneamente l’altra grana, la minaccia di sciopero il giorno della tappa (domani) da parte della polizia locale. A mediare e convincere i vigili urbani a soprassedere per il buon esito dell’evento è stato direttamente il commissario del governo Pasquale Gioffrè dopo l’incontro interlocutorio tra i vigili e il direttore generale del Comune Mauro Amadori.

Il prefetto, temendo caos nella gestione dell’ordine pubblico, ha convocato i sindacati e il sindaco Francesco Valduga e il buon senso, alla fine, ha avuto la meglio. Perché le cose, al faccia faccia in municipio, erano precipitate. «A far alzare la tensione - ricorda Mauro Valentinotti della Fenalt - è stata proprio la riunione, molto animata, concordemente conclusa con l’invito da parte di tutti i sindacati presenti ad una più concreta azione per arrivare a risolvere le problematiche poste, con forti critiche alle modalità di gestione della vertenza e della riunione stessa, risultata un beffa. A quel punto, inevitabilmente, i lavoratori hanno sollecitato il sindacato ad alzare il livello del contenzioso. Fenalt confermava quindi un’assemblea sindacale da tenersi il pomeriggio del 22 maggio. A questo punto l’intervento del commissario del governo ha giocato un ruolo essenziale. E il sindaco si è impegnato a dare un contenuto più concreto al prossimo incontro che si terrà venerdì in Comune. Da parte sindacale ovviamente non poteva che essere accolta la richiesta del commissario del governo per senso di responsabilità (il personale viveva con grande apprensione il disagio che avrebbe causato alla gente). Ma di certo il personale non sopporterà di aspettare ulteriori mesi senza misure straordinarie, magari anche temporanee, per alleggerire il carico di lavoro».

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