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Affitto, c'è la «morosità incolpevole»

Aiuto per chi ha perso il lavoro

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L’hanno chiamata «morosità incolpevole».

È quella di chi non riesce più a pagare l’affitto, perché la sua condizione economica è cambiata drasticamente e all’improvviso. La perdita del lavoro, il passaggio ad un part time non richiesto, un nuovo contratto che riduce le ore di lavoro. Ma anche, ovviamente, la morte di un coniuge, una malattia invalidante, una separazione che fa venir meno lo stipendio «pesante» in casa. Ecco, per queste situazioni è stato pensato un nuovo intervento sociale della Comunità della Vallagarina. Un progetto pilota, nonché il primo in Trentino.

Un progetto su cui la Comunità ha messo fondi propri: 50 mila euro. Pochi certo, per immaginare di risolvere il problema. Ma tanti, se si pensa che sono i primi, di un intervento comunque innovativo. Perché finora un sostegno per pagare l’affitto era legato esclusivamente allo stato di necessità. Ora l’obiettivo è tamponare le emergenze che si sono venute a creare.

«In alcuni Comuni d’Italia questo tipo di intervento già esiste - spiegava ieri l’assessore all’edilizia abitativa Roberto Bettinazzi - ma si tratta di fondi che arrivano dalle Regioni, a loro volta finanziate, su un capitolo ad hoc, dallo Stato. Una procedura che in Tentino, in forza dell’accordo di Milano, non può esserci. Noi siamo i primi, in provincia, a provare di tentare di intervenire quando il cambiamento delle condizioni economiche familiari porta a morosità e, di conseguenza, al rischio di perdere la casa.

Requisito per accedere ai contributi è infatti l’avvio di un procedimento di sfratto per morosità. Il nostro intervento implica un sostegno fino a 6 mila euro per un anno, che permette di dare tempo ad una famiglia, che in 12 mesi può così organizzarsi, trovare soluzioni alternative». Un progetto che immagina di essere una risposta ad un’esigenza crescente. Ma non è naturalmente detto: lo si capirà da qui a ottobre (data di chiusura del bando). «Quando avremo le domande - osserva ancora Bettinazzi - capiremo se ha senso aumentare i fondi, per il prossimo anno, o meno. Così riusciamo a dare risposte a 10, massimo 15 famiglie. Ma è un inizio. Se funziona si può ampliare».


Un inizio che è innovativo sia rispetto alla platea a cui si rivolge, sia per il metodo: i soldi non saranno dati alle famiglie, ma direttamente ai proprietari delle abitazioni.


A spiegare come funzionerà l’aiuto della Comunità è Giorgio Bianchi, dirigente del servizio, nonché ideatore dell’intervento sociale in questione: «Il parametro più importante resta l’Icef, perché da quello non possiamo prescindere. Naturalmente ci si riferisce all’Icef 2017, che non deve superare lo 0,23. I richiedenti devono essere in affitto sul libero mercato, non in casa Itea, dove i paracadute già ci sono, con contratti del tipo 4+4 o 3+2. devono avere avuto già un’ingiunzione o una notifica di sfratto. E devono avere vissuto uno dei mutamenti repentini di reddito previsti dal regolamento».

Quali sono è facile immaginarlo: perdita del lavoro o peggioramento sensibile delle condizioni economiche legate al lavoro (se, per esempio, è intervenuto un part time non richiesto o un accordo peggiorativo in termini di ore lavoro, o ancora una cassa integrazione), malattia o invalidità di un coniuge, morte, o anche assenza per separazione. Infine, il proprietario di casa dev’essere d’accordo. Di più, la domanda è presentata da entrambi, inquilino e proprietario insieme: «Il contributo sarà erogato direttamente al padrone di casa - conclude Bianchi - che però dovrà impegnarsi a sospendere lo sfratto per un minimo di un anno».

Chiaro l’obiettivo: dare ossigeno, a chi si trova temporaneamente in difficoltà.
Le domande potranno essere presentate a partire da oggi fino al prossimo ottobre, presso gli uffici della Comunità della Vallagarina. La graduatoria, unica, sarà resa nota in autunno, e sarà redatta in base all’indicatore Icef in ordine decrescente.

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