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L'alta formazione

si fa in meccatronica

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L’alta formazione dell’istituto tecnico tecnologico «Marconi» si trasferisce al Polo della meccatronica. Oggi c'è stato il taglio ufficiale del nastro dei nuovi spazi occupati dagli studenti dei due corsi per l’automazione e per le infrastrutture di rete da qualche settimana. A due passi dall’innovativo laboratorio di prototipazione di Trentino sviluppo e con un progetto, in fase embrionale, di patnership con Lund, in Svezia, la città delle idee famosa per la sua università e con un polo tecnologico di primissimo piano in Europa. L’idea è di istituire degli scambi. «L’alta formazione negli spazi della meccatronica è una presenza tutt’altro che simbolica per noi» commenta con soddisfazione Giuseppe Rizza, preside dell’Itt Marconi. «Innanzitutto all’interno del polo di via Zeni c’è un ambiente di apprendimento professionale che permette uno scambio continuo tra le aziende start-up che si sono insediate in questo contesto e l’alta formazione. Da una parte ci sono le competenze tecnologiche, dall’altra l’aspetto didattico pedagogico».

«I corsi durano due anni e dal 2018 hanno un’attivazione annuale anziché biennale - spiega ancora il dirigente scolastico -. Alternano ogni semestre un periodo di formazione in aula, per un totale di mille ore, ad un periodo di praticantato in azienda, per un ammontare complessivo di 1200 ore. Almeno il 70 per cento dei docenti viene da istituzioni non scolastiche: si tratta di esperti esterni, liberi professionisti, formatori aziedali. Sono 64 in tutto, con nove tutor e 75 azienda coinvolte. Da una classe nel 2016 con venti studenti siamo passati a quattro classi nel 2018 con cinquanta studenti. L’unico neo, per ora, è la disparità di genere, perché attualmente contiamo soltanto quattro ragazze». Il «Marconi» fino ad ora ha diplomato 65 tecnici superiori e dei sedici che si sono diplomati nel corso dell’ultimo biennio tutti hanno trovato occupazione nel proprio settore. «Fare alta formazione dentro al polo della meccatronica significa facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro da parte della scuola - aggiunge Giuseppe Rizza -. Dall’altra parte c’è l’impresa, anche la più piccola, che investe in formazione ospitando gli studenti nei periodi di praticantato e, di conseguenza, è stimolata ad innovare. Questo circuito virtuoso migliora lo sviluppo tecnologico nell’ambito territoriale in cui sono inserite scuole e aziende».

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