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Un software per «parlare»

con i pazienti in coma

Una ricerca aiuterà a capire gli stati vegetativi
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Avvio ufficiale per il progetto scientifico Un’interfaccia neurale per i pazienti non responsivi coordinato dall’Iit (Istituto italiano di tecnologia) a Rovereto e supportato dalla Fondazione cassa di risparmio di Trento e Rovereto. Il progetto ha l’obiettivo di sviluppare un software in grado di verificare la presenza di uno stato di coscienza in pazienti in stato vegetativo o comatoso. 
Il progetto ha ricevuto un finanziamento di 80mila euro per la durata di due anni ed è stato presentato ieri negli spazi della Fondazione Caritro in piazza Rosmini. La ricerca si propone di sviluppare un’interfaccia cervello-computer che possa permettere ai medici di diagnosticare la presenza di uno stato di coscienza in pazienti non responsivi, cioè in quei pazienti che, usciti dal coma, sembrano non rispondere più agli stimoli esterni. 
In Italia si registrano alcune migliaia di casi, con una tendenza all’aumento a causa dell’accresciuta precocità ed estensione sul territorio della medicina d’emergenza. Lo stato di coma può presentarsi a seguito di eventi traumatici come incidenti stradali, o a malattie come ictus o emorragie cerebrali, e rappresenta una condizione transitoria che può trasformarsi in stati clinici caratterizzati da un mancato recupero della coscienza, identificati come Stato Vegetativo (Sv), in cui la coscienza è totalmente assente, e Stato di minima coscienza (Smc), dove è presente uno stato emergente di coscienza, ma è spesso molto difficile da diagnosticare. Alcuni studi recenti, infatti, indicano che il 43% dei pazienti diagnosticati come Sv pur avendo recuperato lo stato di coscienza, non riescano a manifestare alcun segno di presenza di coscienza durante i test diagnostici. Gli attuali test si basano su risposte motorie a comandi verbali, sebbene i pazienti in Sv spesso soffrano di una totale paralisi del corpo che include anche il battito delle palpebre e i movimenti oculari. La valutazione clinica, quindi, allo stato attuale non è in grado di distinguere oggettivamente fra riflessi motori automatici privi di intenzionalità e movimenti che sono tentativi malriusciti di una esecuzione intenzionale.

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