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Bitcoin: milionari lagarini

Una folla al «Comproeuro»

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Da quando è stato aperto lunedì, è tutto un via vai di gente che viene a chiedere informazioni su come cambiare valuta: è il nuovo «Comproeuro» di via Rialto, la base fisica e operativa del mondo dei bitcoin che mai come a Rovereto e in Vallagarina ha acquisito una rilevanza di tutto rispetto tanto che proprio quest’area del Trentino è stata soprannominata «Bitcoin valley».

Il bitcoin è una moneta digitale virtuale, ma che serve per fare cose vere: la spesa al supermercato, pagare la mensa a scuola, comperare su Amazon. E a Comproeuro è possibile entrare con euro e uscire con bitcoin. «L’idea di chiamarlo così -  spiega Federico Monti, amministratore unico della Bmanity che si occupa della cosa - si ricollega ai “compro - oro”, luoghi dove si entra con cose obsolete e si esce con moneta attuale. I bitcoin sono la moneta del futuro: è una rivoluzione che cambia il modo di pensare e che dà innumerevoli garanzie di stabilità e di trasparenza, rompe i paradigmi del passato e, a differenza delle altre criptovalute che non usano blockchain, ha un protocollo di sicurezza molto alto». Sono in tanti a passare da via Rialto, ma anche a chiamare e a chiedere informazioni.

«Ci speravamo, ce lo aspettavamo - ammette Federico -  ma quello che sta accadendo sta superando le più rosee aspettative. I nostri clienti sono molto diversi tra loro, dai ragazzi appassionati di nuove tecnologie alla pensionata che vuole rivalutare il suo assegno mensile. Adesso per Natale le ditte ci chiedono dei coupon in bitcoin da distribuire come regalo aziendale al posto dei panettoni».

La Bmanity, che si è inventata il Compro  Euro è una ditta con sette soci, di cui oltre a Monti fanno parte Luca Sannino, Alessandro Olivo, Meri Vicentini, Gianmario Carta, Fabio Degasperi e la «Inbitcoin» di Marco Amadori. «Siamo i primi in Italia - rimarca Monti - e forse anche all’estero. Volevamo fare un periodo di prova ma siamo già pieni di richieste per aprire posti come questo in franchising». In effetti, per tutti quelli che non sono abituati a vivere alle frontiere dell’informatica e della tecnologia, vedere un luogo fisico dove in orario di negozio chiedere informazioni è assolutamente strategico. Ed è rassicurante custodire nel portafoglio una carta plastificata anziché contare su una stringa alfanumerica nascosta in un’app del cellulare. «Inoltre teniamo corsi di aggiornamento sull’argomento e proponiamo starter pack per tutti», aggiunge Monti.

«Siamo bombardati dalle richieste - ribadisce Marco Amadori - anche perchè il valore dei bitcoin continua a crescere: a Rovereto ed in Vallagarina ci sono già i primi milionari grazie ai bitcoin. Quelli che ancora nel 2015 hanno investito 20 mila euro, e ci sono stati alcuni trentini e roveretani in particolare che ci hanno creduto, ora si ritrovano un patrimonio superiore al milione di euro. Infatti il Bitcoin che allora valeva meno di 200 euro, ora viaggia sugli 11 mila euro. Ed è un segno importante di quanta strada sia stata fatta». Come dire che i miei soldi per un’auto non di lusso, nel giro di tre anni sono diventati i soldi per una megavilla: non male.

La febbre da bitcoin sta dunque spopolando a Rovereto, e dopo gli sportelli Atm (su 8 in Italia due sono nella città della Quercia) e dopo che la Comunità di valle ha deciso di accettare i bitcoin per pagare i pasti di 11mila studenti, è di questi giorni la proposta di Alessio Manica di istituire un tavolo di lavoro provinciale per studiare lo sviluppo delle criptovalute. «Non c’è pericolo che si tratti di una bolla - ribadisce Monti - perché quelle riguardano gli strumenti finanziari, mentre il bitcoin è uno strumento di pagamento di uso quotidiano. Inoltre non è legato ad un’azienda e quindi non c’è il rischio di fallimento». «A fine gennaio - spiega Amadori - faremo un’inaugurazione ufficiale a cui saranno invitati anche i rappresentanti delle forze dell’ordine, magari interessati a queste valute. Ci sarà una specie di gioco con premi in bitcoin legati ai giorni in attesa dell’evento».

Se il cammino dei bitcoin è finora più che luminoso, ovviamente non ci sono operazioni finanziarie prive di rischio: se improvvisamente la gente si disaffezionasse a questa valuta il suo valore scenderebbe, e comunque ritrasformare i bitcoin in euro significa anche pagare una parte di tasse sul surplus di valore. Ecco perché, come viene ribadito dagli esperti, «la cosa più furba è spenderli».

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