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In piazza per gli alberi - Foto

Scintille in consiglio e col sindaco

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Avevano promesso che si sarebbero fatti sentire. Ecco, la promessa l’hanno mantenuta.

I cittadini che protestano per il taglio degli alberi in viale Trento - una settantina fuori dal municipio, armati di fischietti, striscioni e megafono - sono riusciti in quello che nessuna protesta, a memoria di cronista, aveva finora portato a casa. L’interruzione del consiglio comunale (e fin qui cose già viste) col sindaco che lascia l’aula, passa dalla parte dle pubblico e avvia un contradditorio. Una mezz’oretta con il resto dei consiglieri affacciati. E Valduga che lancia un amo: «Confrontiamoci, partendo dai dati oggettivi. Facciamo un incontro, con il tecnico della fondazione Mach».

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Dal fronte della protesta la replica immediata: «Ma con un nostro botanico però». E lui: «va bene». Una dialettica che ricorda quella del vallotomo di Mori. E che promette di accendere l’estate cittadina ampiamente oltre l’antipasto di ieri.

E si che era partita maluccio. Il gruppo che protesta contro il progetto per il rifacimento di viale Trento, e che soprattutto contesta l’eliminazione delle piante, si è ritrovato in piazza della Pace, al Brione. Gruppo sparuto. Una ventina al massimo, capitanati da Ornella Guerra. Ma non si sono fermati. Lenzuola disegnate, fischietti in bocca e slogan, si sono fatti tutta la città.

Strada facendo il gruppo si è infoltito. Arrivati a piazza Podestà hanno trovato gli altri. Risultato: una settantina di persone. E giù slogan: «Contro il politico arrogante, giù le mani dalle piante»; «Questa storia non si spiega, metti giù la motosega». O ancora: «Sindaco Valduga sanguisuga» e al consigliere Gianpaolo Ferrari, che in quel momento entrava in municipio per il consiglio: «O Ferrari bello, lo salviamo l’alberello?».

Ma serviva a poco. Quindi tutti dentro, tra il pubblico del consiglio.  E qui il primo round, con la presidente Mara Dalzocchio che ha aperto la porta (prima chiusa a chiave) e ha spiegato le regole: tutti zitti, potete far presentare una domanda d’attualità o una mozione a qualche consigliere».

E Carla Tomasoni ha dato fuoco alle polveri: «Cosa dici - a decibel notevoli - se la città è in rivolta il sindaco li ascolta, se non vengono ascoltati hanno diritto di fare la rivoluzione». E ancora: «Ti sei venduta la legislatura per mille euro, sei dalla parte della giunta e sei della Lega. La Lega dovrebbe espellerti».

Scintille, insomma.

Poi è iniziato il consiglio. Che parlava d’altro. E quindi il fronte della protesta ha iniziato a rumoreggiare di brutto. La presidente ha tentato di arginare, poi ha preso la parola il sindaco: «Sono pronto al confronto, l’ho detto anche ieri. Non capisco questa reazione, confrontiamoci quando volete, dove volete».

A quel punto la sospensione sarebbe dovuta serive giusto per scegliere una data. Invece si è trasformata in un contraddittorio, nell’ala riservata al pubblico. E il sindaco ha spiegato il dato tecnico: «Il rifacimento di viale Trento era tra le priorità indicate dalla circoscrizione. Gli alberi? Sono i tecnici a dire che per tenerli devno essere potati, perché quei rami sono cavi. Ma anche potati non si salvano, rimarrebbero dei moncherini. Mi chiedo che senso ha. Ma incontriamoci, lo chiarirà il tecnico».

E lì è cominciato un dibattito sull’interpretazione della perizia. Massimo Passamani: «Certo, dopo che gli avrete parlato il tecnico dirà quel che vorrete. E se anche fosse, mantenete i due filari e sostituite un albero alla volta, così da dare il tempo alle piante di crescere». Un batti e ribatti, andato avanti una buona mezz’ora. Poi tutti a casa. Con una certezza: il fronte della protesta non si ferma. Lunedì saranno alla finrstra della città. Ma l’obiettivo è l’incontro pubblico, con il tecnico della fondazione Mach e un botanico di loro fiducia. La sensazione è che il confronto sia appena iniziato.

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