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Commessa seguita e scippata

dopo la chiusura del negozio

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È sera. Non è tanto tardi, sono le 19.15, forse le 19.30. Ma è buio, la zona non è di quelle centrali.

Esce dal negozio in cui lavora, saluta le colleghe, sale in macchina. Appena si spengono le luci nell’abitacolo, fa per girare la chiave. Ed è in quel momento che vede la portiera dal lato del passeggero che si apre. Un uomo che mette dentro la testa, col volto seminascosto tra berretto e giubbotto. Ecco, in quel preciso istante è il panico che assale. Perché è buio, non c’è in giro un’anima. E non si sa bene come possa finire la storia.

Da quel terrore è stata assalita una ragazza mercoledì sera. E alla fin fine, essere stata derubata, le pareva pure il minore dei mali. Quel volto sconosciuto e semi travisato e quelle mani, volevano solo la sua borsa. Forse immaginando che contenesse l’incasso della giornata. Non era così. Il danno è stato tutto per la malcapitata roveretana: a spanne in pochi istanti ha perso poco meno di 1.500 euro, tra borsa, portafoglio, cellulare e occhiali da sole. E si è sentita, soprattutto, poco protetta: «Non voglio fare polemica, so che non è colpa di nessuno. Ma la polizia non aveva una macchina da mandare, i carabinieri dopo 10 minuti hanno mandato una macchina da Villa Lagarina.

Quella zona non è ben frequentata e non è mai controllata. Forse è il caso che i roveretani lo sappiano».
Facendo qualche passo indietro, i fatti risalgono a mercoledì. La protagonista suo malgrado della vicenda è una giovane commessa del Cad di via Abetone. «Eravamo in chiusura, siamo uscite io e la mia collega. Ci siamo salutate e siamo andate ognuna verso la propria macchina. Col senno di poi posso dire che erano due, entrambi africani. E che probabilmente mi controllavano, sapevano che quella era la mia auto. Uno ha aspettato sotto le scalette del ponte delle Ramonda, l’altro ha aperto la portiera e preso la borsa». In quel momento lei ha fatto più rumore possibile: «Non sapevo cosa voleva, mi sono attaccata al clacson, poi sono scesa dall’auto, ho urlato. È accorsa la mia collega. Ma lui è scappato. Credo pensasse che nella mia borsa ci poteva essere l’incasso della giornata. Gli è andata male. Comunque mi ha fatto un danno importante. La borsa era di Alviero, così come il portafoglio, il telefono era un i phone 6, poi c’erano gli occhiali da sole».

Al di là del danno, comunque, quel che denuncia ora lei è la necessità di interventi più mirati, almeno in zone lontane dal centro: «Qui girano persone di ogni etnia, ma non ricordo l’ultima volta che è passato qualcuno per fare un controllo. Poi se serve chiami la polizia e non è disponibile in quel momento. Non è un attacco a loro: fanno il possibile con i mezzi e le persone che vengono loro messi a disposizione. Ma forse dovremmo tutti noi fare una riflessione. È vergognoso che facciamo tagli alla spesa per la sicurezza nella nostra città a favore magari di situazioni che io ritengo inacettabili. Questa zona andrebbe controllata maggiormente».

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