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In bici da Torbole a Rimini

raccogliendo tutta la plastica:

l'impresa di Raffaele Fanini

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C’è chi parla di ambiente e chi ci mette faccia, tempo, gambe e idee. È il caso di Raffaele Fanini, 30 anni, roveretano d’origine ma torbolano d’adozione da quattro anni, partito per un’impresa che è prima di tutto culturale e ambientale, e solo dopo sportiva. In cinque giorni - prevede di arrivare mercoledì - percorrerà i 350 chilometri che dividono Torbole e Rimini raccogliendo tutti i rifiuti che vede a lato strada.

«Da convinto ambientalista - spiega il webdesigner di “Graffiti” - ho due questioni che mi stanno a cuore: il riscaldamento globale e l’inquinamnto da plastica. Per la prima possiamo sì fare qualcosa, ma non è facile vederne gli effetti. Per la seconda invece ognuno di noi può fare la sua piccola parte e la soddisfazione è concreta come l’aiuto che diamo al pianeta».
Raffaele fa parte anche dell’associazione «Rotte Inverse», che ha conosciuto proprio grazie ad un articolo comparso su l’Adige, e che organizza eventi di questo tipo in zona. Così gli è venuta l’idea di dar vita a una raccolta della plastica itinerante, raggiungendo in bicicletta un amico che vive al mare, a Rimini. «Sto facendo tappe da 80 chilometri al giorno, un normale ciclista li percorrerebbe in tre, quattro ore, a me serve una giornata intera, da mattina a sera, perché mi devo fermare ogni pochi metri a raccogliere rifiuti: il 95% di quel che trovo è plastica, in particolare bottiglie, soprattutto dell’acqua minerale. Se vedo vetro o alluminio raccolgo anche quelli, ma è quasi tutta plastica quella che si butta per strada e vi assicuro che a farci caso, come devo fare io, ci si può vergognare per quello che buttiamo dai finestrini».
Con la sua bici da corsa, una gloriosa «Moser» del 1978, è partito sabato da Torbole, ha fatto la Gardesana Orientale, ha forato a Lazise e proseguito ieri, superato Ostiglia e procedendo piano piano nell’afa della pianura. «Quello che vedo lo raccolgo nel cesto che sto trainando - racconta - ci stanno circa 50 bottiglie schiacciate. Quando il cesto si riempie lo svuoto nella raccolta differenziata. Poco fa sono passato da un paese dove non trovavo cassonetti della plastica. Mi hanno spiegato che lì fanno solo il porta a porta. Allora ho chiesto a un barista se potevo scaricare nel suo bidone la plastica. L’idea gli è piaciuta e mi ha offerto anche da bere...».
In due giorni Raffaele ha già svuotato 10 cesti, circa 500 bottiglie e non è ancora a metà del suo itinerario.

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