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Droni ai raggi "X",

il brevetto è rivano

L'azienda "JTDrone" può controllare la presenza dei dispositivi in aria, l'accordo con l'Enac, via alla sperimentazione

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La «JTDrone», start-up rivana di Roberto Guarnati, sperimenterà assieme all’Enac, l’Ente nazionale aviazione civile, il brevetto che ha ideato per controllare anche la presenza dei droni nello spazio aereo. Attualmente infatti questi apparecchi sempre più in voga e sempre più presenti nei cieli non sono «tracciabili». Chi li possiede e li manovra dovrebbe sottostare ad una serie di regole sulle quali però è anche difficile vigilare. Col risultato che c’è grande confusione sulla materia: accanto ai professionisti che utilizzano i droni a dovere, ci sono molti semplici appassionati o sprovveduti che non si informano e arrivano a creare perfino situazioni di pericolo.
La buona notizia per Roberto Guarnati e per la sua start-up è arrivata alla fine dell’estate, dopo mesi di silenzio da parte dello stesso Enac al quale aveva presentato la proposta. Ora è arrivato il momento di provare sul campo il prototipo che ha realizzato e che ha l’ambizione di mettere un po’ d’ordine nei cieli italiani e non solo. «Entro la fine di gennaio del 2019 dovremo presentare la nostra sperimentazione» spiega Roberto Guarnati. «Significa che in questi mesi lavoreremo con Enac mettendo alla prova il nostro prodotto. Lo testeremo in una serie di situazioni che ci verranno presentate da Enac e dovremmo dimostrare come possono avere il controllo dello spazio aereo anche per quanto riguarda i droni».
Sapere sempre dove si trovano e quindi scongiurare collisioni con altri velivoli è l’obiettivo di Enac, che si è già trovato a dover far fronte a qualche episodio allarmante. Come quello del drone che qualche settimana fa sopra il lago di Cei ha sfiorato un elicottero del Nucleo provinciale in volo verso la val di Ledro costringendolo ad una pericolosa virata.
«La situazione ormai sta sfuggendo di mano - aggiunge Roberto Guarnati - perché ci sono migliaia di persone ogni mese in Italia che utilizzano un drone e lo stesso Enac ha accertato che su dieci apparecchi, sette sono abusivi ossia non sono stati registrati e chi li utilizza non ha conseguito la patente». Ecco che allora diventa importante poterli controllare.
Tra l’altro il dispositivo progettato da «ITDrone» può essere utilizzato anche su ultraleggeri e parapendii allo stesso scopo: «Quindi è uno strumento che ha ulteriori potenzialità di sviluppo», continua Guarnati. Per il momento però la priorità riguarda i droni.
«In Germania Dhl, azienda che si occupa della spedizione di pacchi e buste, vorrebbe sperimentare la consegna attraverso droni. Ecco quindi un’altra utilità del controllo aereo di questi apparecchi, che se tracciabili, in questo modo potrebbero muoversi anche oltre l’area consentita che è delimitata da 150 metri in altezza e da un raggio di 500 metri. In caso di ricerca in montagna, per fare un altro esempio, sarebbe utile per allargare questo raggio. In questo modo sarebbe possibile farlo, in sicurezza».

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