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Scontro fra i vigili del fuoco

dopo le accuse all'ispettore

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Ha preso una brutta piega la vicenda tutta interna ai Vigili del Fuoco dell’Alto Garda e Ledro innescata dalla lettera con la quale, di fatto, i comandanti dei Corpi dell’Alto Garda (Riva con Nago-Torbole, Arco, Dro, Drena e Tenno) hanno sfiduciato l’ispettore distrettuale Michele Alberti.

In quel documento comandanti e vice sottolineano tra l’altro la mancanza di «una giusta rappresentanza territoriale in quanto - scrivono - solo il Comune di Ledro con sei rappresentanti aventi diritto di voto dispone di fatto all’interno del consiglio di una maggioranza assoluta nelle riunioni, snaturando ogni forma di equilibrio». Così ieri, a stretto giro di posta, è arrivata la presa di posizione unitaria dei sei Corpi della Val di Ledro con una nota (anch’essa trasmessa a tutti i sindaci) nella quale tra l’altro si afferma che «enunciare affermazioni di cambio o modifica di Statuto solo per avere il potere in mano, è un atto fuori luogo e non certo un modo serio di approccio al problema, ma, forse i tempi cambiano, cambiano le persone, i modi di fare, così che, l’ideale del servizio nei pompieri non ha più quel valore sociale e altruista che contraddistingue lo spirito del pompiere volontario».

«La Valle di Ledro - scrivono i comandanti di quella zona - ha fatto per prima in Trentino un percorso difficile e al tempo stesso intelligente e opportuno puntando all’unificazione dei Comuni, ma altrettanto serio e ponderato è stato quello di mantenere sul territorio i Corpi volontari quale garanzia di sicurezza a presidio delle comunità esistenti. Spiace sentire i colleghi comandanti  lamentarsi del numero dei Corpi ledrensi, i quali mai hanno inciso negativamente sugli aspetti finanziari ed economici relativi ai Corpi della Busa (basta guardare all’interno delle caserme per capire come sono stati spesi i tanti soldi pubblici) anche con la condivisione dei ledrensi in quanto facenti parte dell’Unione Distrettuale, dove non conta il più grosso, il più forte, ma vale il principio della solidarietà e della cooperazione, una testa un voto». Nel documento i comandanti ledrensi non citano mai l’ispettore distrettuale Michele Alberti né si esprimono sulla sfiducia palesata dai colleghi della Busa. «Ma - sottolineano - quando si propone un atto di sfiducia verso qualcuno si deve avere il coraggio di confrontarsi, si deve dare allo sfiduciato la possibilità di una difesa, diversamente si agisce in modo totalitario e prepotente. "Vale solo ciò che penso e dico io", che non è molto democratico».

L’auspicio finale dei Corpi ledrensi è quello di trovare soluzioni concrete e condivise: «Con lo spirito altruista che contraddistingue i pompieri, dimostrando così la prevalenza della filosofia solidaristica sulla poco dignitosa legge dei numeri».

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