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C'è la gara degli amatori,

niente messa a Pregasina

Don Mattia Vanzo bloccato con 40 minuti d'anticipo, sul transito dei corridori della "Top Dolomites", non ha potuto raggiungere la frazione montana di Riva

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La chiesetta di Pregasina

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Già alla vigilia qualcuno in città aveva storto il naso leggendo orari e itinerari altogardesani della «Top Dolomites», gran fondo per amatori che ieri è scesa da Campiglio, ha raggiunto Riva ed è tornata indietro verso la Val Rendena.

Il problema è che queste toccata e fuga in Busa ha bloccato per un paio d’ore la provinciale del Tombio (Deva, Pranzo e Tenno), la statale 421 (Varone, Cologna, Gavazzo, di nuovo Tenno) e anche il tunnel della Val di Ledro, perché all’andata i ciclisti - un migliaio gli iscritti - dovevano transitare per i trecento metri di Sp37 tra la curva che porta al tunnel «Dom» e l’incrocio con via Ardaro.

Il risultato è stato la paralisi del traffico nella parte ovest di Riva, con l’impossibilità di salire o scendere dalla Val di Ledro, dal Tennese, grosse difficoltà per i collegamenti con Limone e il caos nei viali cittadini interessati: Ardaro, Canella, largo Marconi, viale dei Tigli. Già, perché in quei 135 chilometri di tracciato, i cicloamatori il lago non l’hanno neppure visto, se non dai tornanti sopra la città.

Tra i molti che ieri hanno pagato un prezzo per consentire il transito dei ciclisti della gran fondo, c’è anche don Mattia Vanzo, sacerdote e cappellano delle quattro parrocchie ormai fuse di S.Maria Assunta, San Giuseppe al Rione, Sant’Alessandro e Pregasina. Don Mattia ieri mattina doveva raggiungere proprio la piccola ridente borgata montana, per la messa delle 10.

«Alle 9.30 sono arrivato in auto alla rotatoria della Baltera - raccontava ieri - e un agente della Polizia locale mi ha fermato. Si è informato via radio, gli hanno detto di farmi passare, ma lui ha risposto che la responsabilità non se la sarebbe presa, anche se i ciclisti erano ancora lontani. Io dovevo percorrere solo il minuto di strada dalla rotonda al tunnel ledrense. Ho chiesto se in motorino, stando a lato strada, mi avrebbero lasciato passare. Pareva di sì, ma quando mi sono ripresentato sulla strada con un ciclomotore prestatomi da un giovane parrocchiano, mi hanno fermato lo stesso. Ed è incredibile che i primi ciclisti siano passati di lì solo 40 minuti dopo».

Don Mattia usa toni pacati, come si conviene a un sacerdote. Ma c’è sconcerto nella sua voce: «C’erano quaranta persone ad aspettarmi a Pregasina. Lassù non è che abbiano molto altro. Ci sono vecchiette che si fanno tutta la salita a piedi pur di partecipare alla messa. Prima ho chiamato dicendo del ritardo, poi ho richiamato per segnalare che non sarei mai arrivato».

Don Mattia ricorda un altro episodio di pochi giorni fa: «Il mercoledì prima della “Notte di Fiaba” - dice - hanno bloccato il carro funebre, con defunto dentro, che stava andanto in chiesa Arcipretale per il funerale. Dietro aveva tutto il corteo di auto dei familiari, rimaste bloccate in mezzo a largo Posta. Vi rendete conto? Poi qualuno dall’alto deve aver sbloccato la situazione...».

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