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Linfano, approvata la variante

Nuovo cemento sulle campagne

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variante linfano proteste alessandro betta arco

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La manifestazione di protesta fuori dall’aula consiliare organizzata dai comitati ambientalisti non è bastata a far cambiare idea alla maggioranza di governo, che ha votato a favore della variante al piano regolatore che ridefinisce le aree di Linfano di proprietà di «Amsa». Tredici i voti favorevoli, un’astensione - quella del consigliere di maggioranza Tommaso Ulivieri - e 6 i voti contrari, tutti delle minoranze. Mauro Ottobre ha deciso invece di non partecipare alla votazione. Respinti tutti gli 8 emendamenti presentanti dall’opposizione mentre sono stati approvati due ordini del giorno, uno a firma di Andrea Ravagni e l’altro presentato dalla maggioranza, che impone, tra le varie indicazioni, di valutare in maniera analitica vantaggi e svantaggi dell’eventuale trasferimento delle strutture commerciali da sud a nord «in modo che il bilancio sia vantaggioso dal punto di vista ambientale».

La variante approvata prevede, per l’area a nord della Ss240, «la realizzazione di strutture turistico-ricettive a campeggio limitata alla sola possibilità di trasferimento delle attività esistenti in fascia lago nella porzione a nord del piano», oltre a «4000 mq - circa 16 mila metri cubi - per le attività sportive, ricreative, di servizio al verde e per l’eventuale trasferimento di attività ricettive esistenti in fascia lago» oltre a «un bonus volumetrico del 10% per il trasferimento delle attività commerciali da sud a nord della statale» e «la realizzazione di parcheggi di attestamento». Per l’area a sud della statale è invece prevista «una soluzione urbanistica finalizzata a ridurre il carico antropico».
Critiche le minoranze. «La variante sacrifica un’area preziosa per realizzare che cosa? Una serie di strutture che comprometteranno un’area agricola. L’unico vero beneficiario è Lidl», ha osservato in aula la consigliera Lorenza Colò.
«Si tratta di un piano molto confuso - ha sottolineato Ravagni - in cui si parla di un’area sportivo-ricreativa a nord che vuol dire tutto e niente. Siamo nettamente contrari al trasferimento della Lidl. Ci pare un grosso favore a una ditta privata». «Da questa variante emerge una grande confusione - ha sottolineato Giovanni Rullo - sottoscrivo il fatto che sarebbe un enorme favore alla Lidl. E alla confusione si aggiungono le contraddizioni con il piano territoriale di Comunità». «Riscontriamo una mancanza di capacità politica», ha osservato Claudio Del Fabbro, sottolineando che da parte della giunta «non c’è alcun tipo di visione».

«L’ordine del giorno della maggioranza ha valenza zero - ha affermato Mauro Ottobre - quest’amministrazione ha completamente diviso la comunità, su ogni questione nasce un comitato. Invito la maggioranza a lasciare le cose come stanno e a riflettere».
«Stiamo definendo un’area su cui abbiamo l’obbligo di pianificare poiché il vecchio piano è scaduto - ha replicato l’assessore all’urbanistica Stefano Miori - stiamo mettendo un primo “mattoncino” in attesa di una pianificazione strategica, questa è una fase intermedia».
«Sull’area a nord preserviamo un valore economico, quei terreni sono stati pagati 12 miliardi che sono dei cittadini di Arco - ha sottolineato il sindaco Alessandro Betta - siamo partiti da 80 mila metri cubi iniziali, che quest’amministrazione ha ridotto fino a 30 mila e poi 16 mila».


Sulla vicenda Linfano la maggioranza del sindaco Betta non è stata del tutto compatta. Ad astenersi al momento del voto il consigliere di «Arco Bene Comune» Tommaso Ulivieri, che in sede di prima adozione aveva proposto un ordine del giorno che, a suo dire, non è stato pienamente recepito. «Pur conoscendo certi tecnicismi d’aula - ha spiegato in consiglio l’altra sera - mi capita di essere probabilmente l’unico in quest’aula a non essere mai stato assente come consigliere in carica alle sedute dal 2010 ad oggi. Né ad aver mai mancato una votazione. Così farò anche oggi con un voto di astensione che vuole essere un segnale di disagio e di rimprovero», ha annunciato in consiglio.
Mi pare che più che verso il “bene comune” l’interesse sia solo quello di riaffermare la giustezza delle proprie posizioni, rischiando di compromettere proprio l’oggetto del contendere: l’ambiente. Non posso dunque votare una adozione di norma che, di fatto, ripropone il testo della prima che avevo accettato con riserva. Ho votato, invece, il rafforzamento di quella proposta, sperando che questa volta sia caldeggiata e sviluppata da tutti e in tempo, evitando che il governo di questa città e i comitati ambientalisti si irrigidiscano su posizioni pregiudiziali».

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