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Coop Alto Garda, Angelini

«fu espulsa illegittimamente»

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Da quasi un anno non hanno più in mano le redini di Coop Alto Garda (commissariata dalla giunta provinciale a giugno 2017 con l’arrivo di Maurizio Postal) ma per gli ex componenti il consiglio d’amministrazione proprio in queste ore arriva l’ennesima mazzata. Il collegio arbitrale composto dagli avvocati Ivan Alberti, Antonella Facci Bacchi Mellini e dalla dottoressa Maria Letizia Paltrinieri ha dato ragione all’ex consigliera e socia Eleonora Angelini annullando di fatto perché «illegittima» la delibera con la quale il 26 novembre 2016 il consiglio d’amministrazione guidato dalla presidente Chiara Maino decretava la decadenza di Angelini da socio e di conseguenza da amministratore della cooperativa.

In buona sostanza un’espulsione, un «siluramento», giustificato col fatto che l’ex consigliera avrebbe «gravemente violato gli obblighi di riservatezza» comunicando all’esterno (rappresentanti sindacali e organi d’informazione) notizie coperte da segreto e minando quindi la trattativa che all’epoca era in corso per il rinnovo del contratto aziendale.

Nelle 44 pagine che compongono il verdetto finale del «lodo arbitrale» richiesto all’epoca dalla stessa Eleonora Angelini, gli arbitri scrivono papale papale che «il Collegio non ritiene che la società abbia provato la gravità dei fatti a sostegno dell’esclusione».

Nel castello accusatorio mosso all’epoca dall’ex cda vi sarebbero «gravi lacune» e, scrivono ancora gli arbitri, «non è stata data la prova di quali siano le gravi inadempienze alle obbligazioni del socio. Come si evince dagli atti - prosegue la sentenza - non vi è testimonianza o prova documentale alcuna che comprovi che gli articoli di giornale abbiano danneggiato la cooperativa... e che la signora Angelini sia venuta meno al proprio dovere di riservatezza».

La delibera del 26 novembre 2016 venne votata all’unanimità dai consiglieri d’amministrazione, eccezion fatta per gli assenti, la stessa Angelini ovviamente e Nico Candolfo. Respinta anche la richiesta di una penale di 10 mila euro mentre la Cooperativa Alto Garda dovrà pagare le spese legali dell’ex consigliera e compenso e competenze del Collegio Arbitrale. Il tutto per una cifra che supera i 30 mila euro.

«Il collegio arbitrale - commentava ieri l’ex consigliera Angelini - ha stabilito che il documento che avevo fatto circolare tra alcuni consiglieri altro non era che il vecchio accordo di rilancio da rinnovare, un documento indispensabile per la discussione e non riservato in quanto addirittura pubblicato sul giornalino dei sindacato. Sono ovviamente felice e ringrazio tutti i soci. Tuttavia, il riconoscimento più importante mi è stato dato dall’assemblea del 22 maggio scorso. Il cda, dopo avermi espulso - prosegue Angelini - aveva nominato un consigliere per sostituirmi e quella nomina doveva essere ratificata. In quell’occasione l’assemblea di circa 400 soci - che pure per senso di responsabilità approvò il bilancio - al 90% bocciò la ratifica del mio sostituto. E’ stato un grande atto di fiducia nei miei confronti, che non mi aspettavo. E un segnale forte verso l’intero consiglio che in quell’occasione venne invitato a dimettersi e che dopo poco fu commissariato».

A distanza di quasi un anno e con in mano una sentenza che la riabilita, Eleonora Angelini qualche sassolino dalla scarpa se lo toglie. E anche con piacere: «In nessuna società “padronale” - osserva la diretta interessata - il consiglio si sarebbe avventurato in un contenzioso con un consigliere semplicemente perché non allineato e senza passare per l’assemblea che lo aveva nominato. Il cda di Coop Altogarda non ha esitato a farlo con l’esito che si è visto. Una vicenda i cui costi - prima quelli dei legali incaricati di gestire la mia uscita e poi quelli del giudizio arbitrale - sono significativi e gravano ora sulla Coop».

«Sono stata “espulsa” - incalza Angelini - solo per aver chiesto di approfondire tematiche e questioni fondamentali, per aver manifestato le mie idee volte a riportare il dialogo e un confronto serio con soci e lavoratori su piani che ritenevo coerenti e giusti con quelli che per me sono i valori fondanti e indissolubili della Cooperazione». Secondo l’ex consigliera il precedente cda, e in particolare la presidente Chiara Maino e la vice Claudia Angelini, era «inadeguato» al ruolo che doveva svolgere: «Non è possibile scambiare la gestione di un’azienda con oltre 30 milioni di fatturato e circa 170 dipendenti con la gestione della associazione “amici dell’uncinetto”...».

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